Italia equa?

imagesUna mattina passata all’Esattoria.
I tipi:
i commercialisti li vedi, hanno l’aria distaccata di quelli che non hanno alcun problema ma subiscono l’attesa come normale lavoro, borsa di pelle dall’aria vissuta, si incontrano tra colleghi e parlano di rogne di lavoro. Per lo più i clienti che non pagano.
Gli automobilisti incazzati sono pochi, li riconosci perché hanno le chiavi della macchina in una mano a panino col cellulare, occhiali sulla testa, hanno l’aria scocciata e frettolosa di chi ha lasciato la macchina in doppia fila credendo di fare presto.
I piccoli operai, con le scarpe sporche di gesso o la maglia stazzonata, quelli che si sono presi un ‘ora e c’hanno fretta perchè devono lavorare e quello è tutto tempo perso che un commercialista gli farebbe pagare.
Poi c’è la massa. Quelli che hanno la faccia di brava gente che ha commesso qualche errore, non pagato la tassa dei rifuti, magari 100 eu, oppure una vecchia multa… Non importa cosa. E’ gente comune che ha un grosso problema, riuscire a far quadrare i conti. Una signora si è portata i bambini, uno di cinque/sei anni corre intorno alle colonne, la piccola è nel passeggino. La signora richiama piu volte il figlio e si scusa per la confusione “Gli asili son chiusi non sapevo dove lasciarli”. Hanno lo sguardo vergognoso, nessuna spavalderia. Vanno incontro all’impiegato con un senso di colpa mostruoso. Non aver potuto pagare un multa. Questa si chiama evasione, gl impiegati osno a dire il vero gentili e non fanno domande cretine, della serie “perchè non ha pagato?” Ma questa gente si vergogna come dei ladri. Qualcuno che ha rubato qualcosa alla comunità e si sente in colpa, lo Stato con quella ufficilità di numeri e interessi e addizionali e codici e burocrazia li fa sentire dei mostri.Hanno lo sguardo colpevole.Per cosa ? magari per non aver pagato la tassa dei rifiuti di una Azienda Municipalizzata che non funziona, con i dirigenti lottizzati per non dire altro. Non ho mai visto quello sguardo negli occhi di quel banchiere che rubava i soldi dai conti correnti dei morti, pronto a dire “Ops ci siamo sbagliati” in caso di reclamo e non l’ho visto nemmeno negli occhi dei tanti Vip che hanno evaso milioni e milioni e patteggiato sconti indecenti con la forza di un commercialista dallo sguardo distaccato e qualche stuolo di avvocati pagati ad hoc. Scommetto che Valentino Rossi, non ha mai messo piede in una sala di attesa dell’Esattoria, in piedi contro un muro aspettando per due ore che venga il tuo turno mentre incroci gente dalle limitate possibilità che viene qua per “pagare un po per volta” una multa che con gli interessi accumulati non ci si puo permettere di pagare tutto insieme. Chi vuol evadere sul serio non mette mai piede qua dentro. Se ne strafotte e non si fa venire nessunissimo senso di colpa.
Mi ha fatto venire in mente quando ero piccola e nel quartiere erano tanti quelli che avevano il librettino dall’Ebreino. Adesso il negozio non esiste piu, si chiamava La Rifiorente. Vendeva dai bottoni ai vestiti da sposa su catalogo. Mi affascinava perché aveva una parete immensa di cassettini coi bottoni. Restavo lì incantata a pensare a cosa ci si potesse fare con tutti quei bottoni. E poi cassetti con etichette “maglie mezza manica”, “calzini gamba lunga” “nastri Grosgrain”. I commessi erano gentili. Lei una bellissima ragazza altissima , lui aveva degli occhiali per miopi stile Mister Magoo. Andavamo lì un paio di volte l’anno per il cambio di stagione e l’inizio della scuola, i nuovi calzini, le magliette, i grembiulini. Si segnava tutto su un librettino e su un librone loro. Poi si pagava un po alla settimana. Quando ci si poteva permettere. Mia madre ci spediva coi soldi piegati dentro il librettino e “attenta a non perderli”. Nessun interesse. Solo adeguamento al livello economico e alle esigenze del quartiere. Nessun senso di colpa, era un patto sulla fiducia. Forse anche lo Stato dovrebbe iniziare a ripensare un patto di fiducia, quella che abbiamo persa nell’equità di una aministrazione tanto lesta a prendere quanto lenta a dare. Tanto inflessibile con chi ha disagio tanto disponibile con chi ha possibilità.

Ok chiudo qui prima che mi venga lo scoramento.

2 pensieri su “Italia equa?

  1. Un flash reale di vita quotidiana.

    La realtà, andrebbe sempre usata in politica come una provocazione. Dovrebbe essere la clava del militante.

    Non so se a te è mai successo di provare ad usarla la realtà in quel modo, io ci ho provato e ci provo anche ora, ma mi rendo conto, che spesso chi fa politica di professione si isola e tu ti senti uno scemo che parla con il muro.

    Se l’Italia è questa, la colpa sarà pur di qualcuno……

    Io, contrariamente a molti amici e compagni che danno la colpa all’Italiano ( che poi sono sempre gli altri l’Italiani), credo che siamo arrivati a questo punto per incapacità delle classi dirigenti che fanno politica di professione negli ultimi 25 anni, si sono accontentati di dove erano arrivati.

    In fondo se ci pensi bene, di solito non hanno problemi di lavoro ( il precariato non esiste per il politico), lo stipendio è buono è sicuro, perchè forzare la mano e rischiare…….

  2. giagina

    Io penso che non abbiamo avuto buoni maestri. Se la politica è così corrotta, se l’Industria è così sfacciata, se la legge è così palesemente raggirata sempre dai più potenti e dai più ricchi, perchè io cittadino piccolo e ininfluente devo essere l’unico onesto?
    E’ giorno dopo giorno che ci si arroga il diritto di diventare con la disonestà un po piu simili ai potenti e ai ricchi.
    Voglio dire , quando senti che i padroni degli yacht ancorati a porto rotondo si rifiutano di pagare un aumento delle tasse di ormeggio, perchè io non mi posso rifiutare di pagare l’aumento della tassa dei rifiuti? In fondo a Briatore se gli fai pagare 200 invece di 100 non gliene frega nulla a me se mi fai pagare 150 invece di 100 e nemmeno mi raccogli la spazzatura di sottocasa e mi tengo il puzzo , frega qualcosa.
    O come puoi dargli torto?

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