Amiche

ioeC

Fra qualche giorno inizia la stagione dei compleanni. amicaC, mio cognato, io, mia sorella, il mio bis-cuginetto, mio marito, mio fratello, mia nipote, amicaL, più vari altri,  da lunedì a metà novembre. La prima è la mia amicaC, che detesta il passare degli anni ed ha quindi reagito male  le ultime volte che le abbiamo fatto gli auguri. Quindi non riceverà nemmeno un tamarrissimo sms.  Eccoci lì, fra noi due 28 miseri giorni di differenza, stessa strada di nascita, stessi giardinetti, stesso asilo, stesse elementari, stesse medie, stesse superiori, stessi amici , stesse prime compagnie. Praticamente 18anni passati insieme. Questo ci rende amiche. Abitiamo nella stessa città e non la vedo da, uhm, direi circa un paio d’anni, forse anche tre. Ci informiamo l’una dell’altra attraverso una (la) terza amicaL, la più piccola, si fa per dire visto che lei è nata di novembre. Hai visto C, si, come sta? Bene. Mi chiedeva come stai. Che le hai detto? Che stai bene.
Quindi stiamo bene.
Ieri sera ho pensato , lunedì fa gli anni C, chissà come sta. Perché non la chiamo?
Perché l’amicizia ha molti modi di manifestarsi. Ci sono amici coi quali hai condiviso pezzi di vita e a meno che non ti sia lasciato facendo a botte, è quasi umano restare amici. Ci si rivede magari dopo anni e anni e nel solo raccontarsi le esperienze fatte insieme si ritrova quel senso di amicizia e di affetto. E’ capitato qualche giorno fa, con una amica che non frequentavo da una ventina d’anni, ci siamo viste e abbiamo subito riallacciato sull’onda di tutto quello che abbiamo vissuto da giovani. E’ stato un ritrovarsi bello, ma sicuramente ci sono milioni di cose che ci dividono, per questi 20anni di vita passati lontane.
C’è poi l’amicizia che io chiamo “a turbine”che ti pare indissolubile, quella che ti senti tre volte al giorno, quella che ti racconti tutto, perché “sento che a te posso dirti tutto” e poi magari ti rendi conto dopo un po’, che sia un mese o un anno, che non è così importante dirsi tutto, che abbiamo vite diverse, storie diverse, turbe diverse.
Nel turbine ti capita di incontrare uno/a e a pelle sentirla affine, raccontargli anche fatti personalissimi, ed essere magari ricambiati, ma poi passa, veloce com’è arrivato. Ti allontani, oppure senti che si allontana e sulle prime ci resti pure un po male, ma poi riconduci la cosa nel naturale svolgersi della vita, dove, come dice la Vanoni, la gente si trova , si ama, si prova, non piange per una bugia.
Così è. Sulle prime senti un piccolo vuoto, dato dal cambio di abitudine, ma l’amicizia “a turbine” passa come passa un fortunale estivo. Personalmente lascia tracce indelebili perché io sono del tipo perdono ma non dimentico e chi svilisce la mia amicizia è destinato a non riacquistarla.
E poi c’è la categoria delle amiche dasempre-persempre. Cose solide, conoscenza direi genetica, nessun turbine ma nemmeno un venticello. Loro ci sono. Io ci sono e non importa se lunedì C non riceverà il suo sms di auguri, siamo amiche, lei sa che le voglio bene e che le invidio quel sedere tondo da una vita. Lunedì allargherò le narici a toro come le piace tanto. Baci

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