L’importanza dei pronomi

feltriniChiedere è lecito e rispondere è cortesia.

Forse il Lodo Alfano esime il Disonorevole Premier pure dalla cortesia, e per proprietà transitiva dalla cortesia e dalla buona creanza sono esentati anche i suoi scagnozzi. Una cosa mi ha colpito di tutta la storia di Fini/Feltri, l’arroganza del pronome. C’è stato un tempo in cui io davo del lei pure ai parenti stretti, mi hanno insegnato che era segno di rispetto, mi avevano anche insegnato che alle persone anziane e alle donne di maggiore età si da sempre del lei e si aspetta dall’altro l’invito a passare al Tu. Sono certa ad esempio che quando non si muovono in ambito istituzionale molti dei deputati si danno del tu, fra colleghi di partito e anche no, ma che poi davanti a noi, quando sono nel ruolo, passano a darsi del Lei. Per rispetto l’un verso l’altro e soprattutto rispetto a noi. Il Tu sfacciato, arrogante, menefreghista è assai fascista. E’ il pronome del comando, di chi si sente superiore, di chi si rivolge all’essere inferiore.

E’ il tu del padrone al servo.

Feltri è un viscido, servo di potere e più si affanna a dichiarare il contrario più la gente non ci crede. Si rivolge al Presidente della Camera, prima riconoscendogli il titolo (caro Presidente) e poi subito osteggiando una familiarità che è un offesa in se e che non sarebbe adeguata nemmeno se fossero andati all’asilo insieme. In quel Tu c’è disprezzo per la persona e per il ruolo. In quel chiamarlo Gianfranco si lascia intravedere un’ amicizia ed una frequentazione che se possibile avalla ancor piu il peso delle accuse. Se però di diverbio fra amici si tratta che gli scriva una bella lettera personale dove può dargli tutto il tu che vuole. Ha deciso altrimenti, e allora, come si dice a firenze, caro Feltri a te ti puzza il culo.

Non entro nel merito dei rilievi fatti a Fini. Dico solo che in quanto a ringambi mi pare che cencio, qui, dica male di straccio. Ricorda caro Feltri? Cos’è ? ha preso ripetizioni nel frattempo o pecunia non olet? “« Quando capii che la famiglia Berlusconi aveva bisogno del direttore di un quotidiano di partito, non potei più rimanere. Non è un mestiere che so fare.(Vittorio Feltri, «Piccola storia del giornalismo», Libero, 13 giugno 2003).

Molti pensano che la gente sia un povero accumulo di mentecatti che non sanno distinguere il buio dall’uva nera. La verità è che inizia a scricchiolare il carro.

Caro Disonorevole, abbiamo capito tutti che LE piacciono le donne giovani belle e disponibili, che non E’ un Santo, che HA tradito sua moglie, che HA miseramente usato figli e nipoti per darSi una facciata di buon padre di famiglia, che sta usando le SUE tv e i SUOI giornali per la bieca lobotomizzazione dell’elettorato, che usa il SUO potere per fare affari leciti e illeciti con i dittatori sanguinari e cocainomani bombardini , ma, SI RASSEGNI, LEI E’ IMPOTENTE come molti alla SUA età lo sono e non c’è niente da fare.

La vita è l’unica malattia sicuramente mortale, non c’è siringa nelle palle che tenga. Si dia tregua e ci dia pace.

E soprattutto richiami i cani che tanto a noi non ci frega una stramazza se ha mandato un yorkshire tignoso e ben remunerato ad abbaiarci contro. Il SUO feltrino lo metta sotto le gambe delle seggiole che quello è il posto suo.

3 pensieri su “L’importanza dei pronomi

  1. antonio g.

    Ogni tanto una boccata d’aria, una ventata fresca.
    Sembra di stare a tremila metri con una finestra spalancata mentre il vento si porta via il merdaio lì sotto.

    Ciao Gia’

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...