Bisogni

pci

Milano 1954 – Comizio del PCI

E’ finita , adesso è proprio finita l’estate. Magari il sole tornerà a scaldarci le giornate, ma non sarà più quella terribile oppressione, ma un tepore gentile, un colore arancio su cieli tersi, nuvole che sbucano a fare da quinta.
Ho tolto le mie adorate birken, non ho ancora avuto cuore di riporle nella scatola, aspetterò un giorno di sole per lavarle pronta a tirarle fuori in caso di qualche viaggetto invernale. Chissà.
Piove e io sto bene. Amo tanto la pioggia, questa qua, che piove e non fa freddo. Ricordo le serate passate con mio padre alla finestra di casa, a guardare la strada le pietre lucide, la luce dei lampioni , le macchine che schizzano le pozzette d’acqua e facevano un rumore che ho sempre associato all’autunno.

Lui che mi raccontava qualcosa di minuto, uno scherzo di mercato, un pettegolezzo su qualcuno che passava, un commento a qualche fatto di politica, magari tramavamo il sistema di farci fare dalla mamma un bel piatto di coniglio fritto con la pastella “Eh giagina, quasi quasi domani ne disosso mezzo, per noi ci basta” piccole alleanze.
Chissà che avrebbe detto di questa situazione che non so definire se non con la parola fiorentina, un puttanaio. Non se ne salva uno.

Ha ragione la mia dentista, gli uomini a volte sono solo cartone bagnato con pisello attaccato.
E’ tutto così deprimente, non sentire da giorni e giorni nessun vero argomento politico.
Rifuggo la televisione, sebbene in casa mia sia perennemente accesa e ne senta il chiacchiericcio monotono, scandito dalle pause pubblicitarie. Che brutta cosa rendersi conto di come tutto venga strumentalizzato.
Ad esempio lo striscione appeso dietro la corrispondente dalla triennale dove era esposto Mike Bongiorno. Mi immagino già l’ufficio stampa che cerca la frase giusta, fa stampare lo striscione nella misura adatta alla transenna, in banner così se piove non si rovina, non si poteva certo vedere un retro senza nemmeno una quinta adatta e soprattutto desolantemente vuoto di gente, checchè se ne dica, da Mike sono andati tutti l’ultimo giorno per vedere la sfilata dei vips. E B., sul sagrato del Duomo, che non resiste ed usa l’orazione funebre a Mike per riferire una conversazione che lo elogia, come se qualcuno potesse smentirlo. Una tamarrata, una mancanza di buon gusto pari solo alle pentole che regalava agli inizi di carriera. Pidocchio rivestito che non è altro.
Non ce la faccio più nemmeno a chiamarlo Disonorevole. L’Ammerdatore, lo chiamerò così . Pensando a Milano, al Duomo, a quel sagrato m’è venuta in mente questa foto del mio prezioso cognato, si intravedono le guglie, ma sono uomini arrampicati su un traliccio ad un comizio del PCI. I comunisti in giacca che sfidavano la Chiesa. E oggi? Non si possono profanare le chiese con le turbe di un comizio.
In compenso ho letto che a Onna, mentre l’Ammerdatore, camminava fra il Vescovo e Vespa, gli altoparlanti emettevano applausi finti .Come nelle sit-com americane. Ci credo perché a gente normale non verrebbe nemmeno in mente di inventarsi una cosa simile. Ci vuole uno sceneggiatore da camera-cafè.
Ieri da Vespa ho percepito solo un pezzo di frase, stavo per vomitare la tazza di latte che avevo appena bevuto “in Forza Italia c’è una democrazia interna esagerata, io non ho mai deciso nulla”, e allora se tu non decidi nulla che caszo ci stai a fare?
Sotto scorrevano le frasi del Vescovo che diceva che Dio premia chi fa non chi parla a vanvera. Pensavo alla messa di commiato a cui avevo assistito nel pomeriggio, mezza in latino per comunicare un finto ritorno alla tradizione, una finta severità, una ulteriore ipocrisia che allontana perchè a Cristo si deve dare del Tu non del Kyrie, e soprattutto Eleison di cosa?
Pensavo alla targhetta posta vicino al confessionale, in questa chiesetta del ‘300 vicino alla villa di campagna dei nonni di mio marito, immagino un residuato degli anni ‘50. Diceva “Pecca chi non segue il comandamento numero 1 – Io sono il signore Dio tuo – e chi è iscritto a partiti comunisti e marxisti leninisti”
Mi sono quasi messa a ridere, avessi avuto la macchina fotografica l’avrei ripreso. Se mio cognato non fosse stato nella bara l’avrebbe di sicuro fatto.
Ho nostalgia di quei preti, di quelli che individuavano in una fede politica un nemico, che erano capaci di emettere sentenze così forti, almeno avevano le palle. Non di questi CEO della fede, pronti a chiudere gli occhi su qualunque nefandezza pur di non perdere il potere. Dio non c’è, se ci fosse li fulminerebbe. Perché non ci manda una Giovanna d’Arco? Forse perché l’ha invitata ad una cena simpatica?
Ed ho nostalgia di quei comunisti arrampicati sul traliccio, che sicuramente cantavano Bandiera Rossa mentre il prete asserragliato all’altare diceva il rosario con le beghine. Ho bisogno di qualcuno che dica cose, cose di sostanza, cose in cui credere o da combattere. Ho bisogno di bianco e nero. Mi sento sprecata a combattere le puttane e le puttanate di quattro ominicchi imbolsiti e impotenti.
E invece intorno solo mezze figure, mezze calzette. Cagnetti rabbiosi senza pedigree. Colpi alla botte e al cerchio. Ho bisogno di un Dio o di un Comunista vero. Ho bisogno di una Rivoluzione. Possibilmente armata.

4 pensieri su “Bisogni

  1. antonio g.

    Ciao Gia’.
    Ho bisogno di rileggere ancora e con calma quello che dici.
    Ci sento rabbia e nostalgia, un Dio o un Comunista.
    Forse stai cercando dentro di te, non fuori. Non so.

    Buona notte

  2. giagina

    ma no, è solo che mi sembra che ci stiamo perdendo fra primarie, convenzioni, puttane, nani psicopatici, impotenti di potere. Vorrei tornare a sentire cose serie.
    Tuttoqqua.

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