Turn me ON

Perché piangi?
Lasciami stare
Dai…non piangere, non serve a niente, e poi …aspetta ti aiuto a tirarti su, ecco siediti, Vuoi raccontarmi perché piangi? Sei così elegante, bella, come sei finita sul marciapiede?


Vedi, vedi quella luce lassù? E’ la sua casa, fino a ieri io stavo lì, sono sempre stata lì fin da quando mi ci aveva portato lui. Era una meraviglia. Lui è una meraviglia.
Sai è attento, riflessivo, ha piccole manie, ma come tutti gli uomini, mette sempre le calze sul tappeto e poi non le ritrova al mattino , e quelle finiscono sotto il letto, tanto che la signora delle pulizie si arrabbiava sempre un po’ perché doveva fare le contorsioni per recuperarle.
Però è anche tenero, un giorno per farsi perdonare le ha comprato un mazzo di margherite.
Erano così belle e lui ha un sorriso così affascinante, quei denti così bianchi.


Al mattino beve sempre il caffè, a volte se si sveglia presto, lo porta a letto e lo lasciava lì sul comodino vicino a me. Io mi risvegliavo a quel dolce odore che poi rimaneva nell’aria anche dopo che lui se n’era andato, mi pareva che la giornata finisse piu in fretta mentre aspettavo che la sera lui tornasse.
E’ romantico e ascolta la musica giusta per rilassarsi: conosci quella canzone di Nora Jones, turn me on, è una ballata dolcissima, like a desert waiting for the rain, like a school kid waiting for the spring, i’m just sitting here waiting for you… to come on home and turn me on.
Era…era fra le sue preferite e lui l’ascoltava sempre.
Stupida eh, io pensavo lo facesse per farmi piacere.


A volte lo guardavo la sera vicino a me mentre leggeva a letto, le sue mani curate, il suo profumo dopo la doccia, i capelli leggermente mossi sul collo, il naso dritto, perfetto, i movimenti tranquilli mentre girava le pagine di un libro, la sua maglietta bianca. La sue pelle così perfetta, tesa, potevi quasi sentirne la morbidezza. Si voltava sempre verso di me prima di dormire. Il suo ultimo sguardo alla sera era per me e per me il suo primo al mattino. Ero l’ultima cosa che toccava la sera con un gesto deciso e la prima al mattino a volte esitante, a volte di corsa. Io però ero sempre lì con lui ad iniziare un nuovo giorno.
Era perfetto, ti giuro, perfetto.


Poi l’altra sera è successa una cosa terribile. Ho sentito dei rumori provenire dal salotto. Risate sommesse, fruscii di abiti.
Al buio non potevo vedere nulla. Li ho sentiti entrare , erano lì a un passo da me, sentivo i loro respiri affrettati, le loro dolcezze sussurate. L’ho immaginato mentre baciava la sua nuca morbida, scostandole i capelli, lo potevo sentire mentre le toglieva la camicetta e poi la gonna, Ho immaginato quelle sue mani forti toccarla sui fianchi e a curva dolce della schiena ed ho immaginato lei che poteva assaporare la pelle delle sue spalle, poteva mordergli teneramente il collo e con la lingua seguire i disegno dei suoi capezzoli piatti, quelle stesse spalle quello stesso torace che avevo guardato per tante sere. I loro respiri riempivano la stanza, di caldo, di odori , di sapori che non potevano essere miei.
Era insopportabile.
Poi lui ha parlato piano , con un tono di voce basso e caldo e pieno di amore come non gli avevo mai sentito, le ha detto “ Aspetta, voglio guardarti” ed ha allungato la sua mano verso di me.


Non ce l’ho fatta. Tutto il mio amore inesprimibile per lui, tutta la mia adorazione, la mia rabbia per quella donna che me lo aveva rubato è esplosa. Come mi ha toccato una scarica potente mi è salita dal basso, attraversandolo di colpo. Per un breve attimo mi sono illuminata prima che la luce dentro di me esplodesse. E’stato il mio urlo.

Lui ha imprecato e bestemmiato. Lei si è spaventata e ritratta. Gli ho fatto del male, capisci gli ho fatto del male. Io che lo amo tanto.
Adesso sai perché sono qui. E’ stata una reazione spropositata lo ammetto e certamente mi si è rivoltata contro. Lui non ha voluto nemmeno cercare di capirmi né di aggiustare le cose.

E perché mai avrebbe dovuto? In fondo sono solo un’ abat-jour.

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