Privacy

Si dice sempre che volere è potere. Io mica lo so se è così.
Si discute da varie parti sul futuro della rete, sulla inciviltà che trasportata dal reale al virtuale viene amplificata e privata di barriere.
Inoltre la rete è immediata, internet esige risposte subitanee. E_ros sul blog di Cup riportava un articolo interessante sulla necessità di “contare fino a dieci” prima di ri
spondere ad una email sgradita, e io aggiungo ad un post sgradito, Riappropriarsi di una dimensione riflessiva e critica. Fare respirone e rispondere. Rileggere essere consapevoli che scripta manent.

E spesso resta a vita.
Ci sono infatti altri risvolti: due o tre giorni fa sul corriere un bell’articolo (mi veniva da dire post) della Rodotà parlava di come sia difficile mettere fine ad un amore al tempo di internet.
Prima, mi ricordo, quando ci si lasciava si avevano in comune amici fisici, in luoghi fisici e con un po’ di volontà si potevano chiudere le storie e non lasciare traccia di se o evitare l’incontro con l’altro evitando luoghi, dimenticando telefoni, selezionando amici.
Con uno, il, mio ex fidanzato è stato così 15anni di nulla dopo che ci siamo lasciati. Il cuore guarisce più in fretta.
Adesso gli amori si trascinano anche il rete, i social network sono molto più difficili da gestire, gli ex spuntano da ogniddove, anche quando meno te li aspetti, li blocchi ma magari li vedi in un altro box, e loro vedono te,insomma un disastro. Che però i giovani sembrano affrontare meglio di quanto facevano noi vent’anni fa. Socializzano pure il dolore, mettono tutto in rete, pure l’emozione.
Un dolore pubblico, guarisce prima?
Non so , per me c’è una dimensione privata degli affetti che non riesco a mettere in rete. Anche questo blog  a volte mi crea barriera.
Una privacy del dolore, del disappunto, della delusione c’è , ci deve essere.
Ma il tema della privacy è vasto, dove si possono spingere le richieste dei gestori della rete per non violare l’aspetto intimo delle persone?
Se non hai nulla da nascondere perché non dirlo, parrebbe la tendenza.
Se il tuo ex è uno stronzo che ti ha tradito perché non dirlo?
Se le tue emozioni sono sane perché non metterle in sharing?
Io francamente non lo so . Io ho ancora bisogno di tenere qualcosa per me.
Ho bisogno ancora di chiudere  fisicamente porte, allontanare quello che mi fa male dalla vista.
Del resto la rete è solo una parte della nostra vita. La vita reale è già difficile , mixare le due cose ci costringe a difenderci da due parti.
Serve che il sistema sia meno invasivo, serve che  non richieda sforzi oltre misura. Serve poter bloccare, mettere blacklist, chiedere riservatezza. E serve anche uno sforzo nostro, ovvio. Una buona volontà a non invadere la sfera altrui e a tutelare la propria.
Intendiamoci se si sta male, si sta male. Se si è incazzati si è incazzati. Non c’è blacklist che tenga.

C’è il tempo. Uguale per tutti. Almeno questa è una certezza.

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