Maledetta Kelly

Hanno mani delicate,  morbide alla vista, unghie rosate. Le muovono con grazia, le dita tese mai sfarfallanti, fluide nel passaggio da uno stato all’altro. Le passano leggermente fra capelli sempre perfettamene in ordine, con movimenti appena accennati si sistemano le ciocche dietro le orecchie, piccole, con minuscoli orecchini che paiono usciti da un film di audrey hepburn.
Riescono a mantenere pulite perfino un paio di ballerine nere di vernice in una strada sterrata d’agosto. Se indossano jeans sono sempre della lunghezza precisa, hanno camicette di cotone bianco senza una piega anche se escono da trolley ricolmi. Maglioncini twin set perfetti che, sorridendo vergognose, ti confessano aver comprato decenni fa su un banchino del mercato, quando tu al banchino del mercato riesci a malapena a comprare i carciofi col fieno.
I tubini neri, non le fanno assomigliare alle ciminiere degli altoforni, e non hanno mai più della seconda di reggiseno, loro vero cruccio, ma , mai , mai e poi mai ricorreranno alla chirurgia. Sono fortunata, ti dicono, mia madre non aveva rughe, nemmeno una smagliatura. Mai un chicco di cellulite.
Profumano di un profumo che hai invano chiesto a mille commesse.
Hanno giorni di ottanta ore e non hanno mai tempo per tutto. Si stupiscono se confessi di non andare al cinema sei volte la settimana, alle mostre altre sei, passare la cera il venerdì, il giovedì fare un salto dalla manicure e il sabato dal parrucchiere. Ti fanno sentire una scema totale se non passi almeno un paio di ore al giorno in palestra alla quale non si rinuncia, perché bisogna pensare anche un po’ a se stesse.
Ti chiedi come mai non ci hai pensato prima a pensare un po a te stessa, mentre litighi con la banca, tiri su il vomito del gatto, corri a pagare una bolletta, lavori 10 ore al giorno e ti pare di fare i salti tripli carpiati per mettere in tavola la cena. Del resto, ti dicono , tutti lavoriamo.
Il capitolo uomini è a parte, chiunque le abbia lasciate ha fatto la cazzata sovrana della sua vita, chi se le tiene per moglie accende un cero a sant’antonio ogni mattina.
I figli giocheranno a polo e parleranno tre lingue a due anni.
E soprattutto non gridano mai, non urlano mai , non si arrabbiano mai. Al massimo provano del disappunto.
Invidi quella loro stramaledettissima calma, quel loro rossetto sempre discreto, il mascara che non sfarina, perfino la matita che si fonde nel verso giusto. Riescono a portare una borsa di plastica dell’esselunga con la stessa classe di una Kelly di Hermes.
A te la borsa dell’esselunga di rompe puntualmente quando compri l’olio e la Kelly di Hermes, se mai l’avrai, avrà gli occhi a mandorla.
Ti chiedi se riuscirai mai ad avere unghie a posto, ma te lo chiedi sempre dopo esserti rotta l’ennesima pulendo i termosifoni con l’ammoniaca.
Ti chiedi se saranno mai scarmigliate, e poi ci rinunci.
Ti chiedi per decenni, quasi dieci lustri, come mai non sei così. E poi ci rinunci.
Non ha senso chiedersi perché non si è perfette. Si è come si è.
Però ti fa incazzare a bestia.

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