Rosso

Se hai tempo ti racconto la mia storia, è importante e, per me, nessuno ha mai tempo, frettolose le persone mi passano vicino, scrutano e poi vanno avanti.
La loro vita è sicuramente piu importante della nostra.
Tu mi vedi qui, rivestito per presentarmi nel migliore dei modi, con noncuranza credi che io sia sempre stato qui, ma non è così, io non sono di questo paese. Noi siamo venuti da lontano, questa terra non è la nostra, abbiamo passato il mare, buttati su barconi, emigrati per necessità e per fame. Ma quella volta era la vostra.
Siamo su questo suolo da tanto, ormai ne facciamo parte, cresciamo dove voi crescete.
Cosa abbiamo noi di diverso dagli altri della nostra specie? Lo stesso sole ci riscalda, la stessa pioggia ci bagna.
Eppure siamo stranieri.
Tu non sai come è triste il momento in cui ti senti come al mercato. Scrutato, soppesato, chi guarda al tuo colore, qualcuno tasta pure la consistenza. Dobbiamo prima di tutto fare una buona riuscita. Siamo nati per essere spremuti, schiacciati, a tratti spellati. Ci volete nudi, la nostra pelle, così liscia , così tesa, cosi dura non vi piace.
Voi che ci usate, non potete capire, per voi siamo solo contorno, un fatto acquisito, un bene ormai consolidato, ci costringete a stare in luoghi minuscoli, ammassati, pigiati, stretti come sardine in una scatola di latta.
Perchè siamo tanti, siamo frutto povero della terra, siamo fra gli ultimi e con gli ultimi stringiamo affetti. Gli ultimi, quei ragazzi poveri come noi, immigrati come noi, che passano le giornate sotto il sole cocente come noi, condividiamo lo stesso calore, li guardiamo faticare, li guardiamo aggirarsi fra di noi, muti, coi loro pensieri lontani. E’ il loro sudore che ci cade a goccia addosso, sono le loro mani che ci staccano da questa terra. Non gli portiamo nessun rancore. Per loro, noi, siamo vita, anche se misera.
Anche loro passano dal mercato, anche loro vengono soppesati, squadrati, tastati, solo i migliori possono essere sfruttati, spremuti, costretti a passare le loro notti sulla nuda terra, in luoghi minuscoli, pigiati come sardine. Guardano il cielo, come noi, seguono le stagioni come noi, arrivano quando è tempo, quando siamo pronti, quando il ritmo vitale della natura ci consegna al nostro destino.
Sono tristi e sono soli.
Noi li capiamo, loro sono stranieri come noi, loro fanno la vostra fortuna come l’abbiamo fatta noi.
Siamo il vostro oro rosso. Rosso, perché? Rosso del sangue di chi ci raccoglie, rossi di sole, come rosso è il colore della rabbia nei pensieri di questi uomini che voi non capite, che voi deridete, che voi sfruttate. Noi e loro, su questa terra che è di tutti.

Noi, solo pomodori. Loro, solo uomini.

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