Poesia

Come potreste capire il mio dolore
voi che non avete mai ferito?
Come sapreste giudicare la mia colpa
voi che non avete mai peccato?

Lasciatemi stare

Lasciatemi stare
M.01

Ieri mentre andavo ad una inaugurazione di una Mostra, a due passi da Ponte Vecchio, scendendo dall’auto i miei occhi hanno incrociato queste parole di fianco ad una vetrina di un piccolo supermercato, stampate in carattere georgia su un semplice A4 incollato al muro. Tre o quattro di fila.


Non scrivo poesie, ammiro chi riesce a incatenare parole e concetti in un ritmo armonico, in una musica da leggere. Chi riesce a far rabbrividire la gola. Resto sempre imbarazzata quando mi chiedono “ti piace ?” convinta che non vi siano regole fisse per determinare la bellezza di uno scritto, per fissare con parametri cosa fa di una semplice frase “come sapreste giudicare la mia colpa, voi che non avete mai peccato?” un grido rassegnato , cosa sarebbe quella frase se non fosse seguita da un altrettanto semplice , “lasciatemi stare, lasciatemi stare”.
La forza di quelle parole era dirompente ha bucato il mio interesse, più di un qualsiasi altro manifesto. Un atto di guerrilla poetica, appiccicare, con tutto il pericolo del caso, di notte sui muri, poesie. L’ho trovato geniale e terrificante allo stesso tempo. Una ricerca di spazi come se non ci fosse altro modo che la sfacciata imposizione. Del resto chi mai va a comprare un libro di poesia? Ecco, pare che questi ragazzi ci dicano, la mia poesia è qui e sei costretto a leggerla te la sbatto sotto gli occhi.


Sono contenta che nascano progetti come questi sono speranzosa per chi l’ha scritta, M01, e per il progetto che porta avanti insieme ad altri sul quale mi sono informata al mio rientro a casa, riportando fra le righe della razionalità, la sorpresa del momento.
Si chiama MEP – Movimento per l’Emancipazione della Poesia , ed è un progetto nato a Firenze, e chissà perché non me ne stupisco, questa primavera. Una quindicina di autori che vogliono restare anonimi e si firmano solo una sigla. Non ha importanza quanta sia la qualità, io non saprei giudicare. Come si giudica un’emozione privata? Sono ragazzi che hanno riportato al centro un interesse che pareva sperso e io li ammiro per la creatività.
Vi riporto il “manifesto” del Mep perché di sicuro non saprei dire con parole altre quello che questi ragazzi poco piu che ventenni vogliono fare. Amo loro e vorrei assomigliargli, ma non ho parole. Altro che: bravi.


Manifesto del MEP
Ad oggi la poesia non possiede, nella volgare società contemporanea, il ruolo che dovrebbe, per ragioni culturali e storiche, spettarle. E non perché essa non sia ancora portatrice della capacità di comunicare e suscitare emozioni, sentimenti e fantasie, quanto perché, sebbene si continui a scriverla, non si continua a leggerla, preferendo basso e vuoto intrattenimento a più nobili e faticosi esercizi d’animo e di pensiero. Il M.E.P. non intende ridefinire il concetto o circoscrivere la poesia ad un determinato “ismo”. Non vuole vincolarsi a un’omogeneità stilistica o tematica, poiché nasce come un movimento di emancipazione della poesia intesa nelle sue diverse forme. Il M.E.P. si propone di restituire alla poesia il ruolo egemone che le compete sulle altre arti e al contempo di non lasciarla a esclusivo appannaggio di una ristretta élite, ma di riportarla alle persone, per le strade e nelle piazze. Gli atti coi quali intendiamo fare ciò sono molteplici, e non disdegnamo la prepotenza di alcuni di essi, poiché contrariamente a una lenta e pacifica opera di sensibilizzazione, azioni di forte impatto sono in grado di sortire immediatamente il proprio effetto. Cerchiamo, laddove possibile, di far perno su quella proprietà intrinseca della parola scritta per la quale risulta impossibile per chiunque getti su di essa lo sguardo non leggerla, in quanto la parola si fa leggere e decodificare nel momento stesso in cui viene vista. Il Movimento per l’Emancipazione della Poesia


Non me ne vogliano:

Appena ti scorgo che mi osservi
non ti muovi,
idea.
Rimani impietrita,
paralizzata dal mio sguardo di serpente.
Ma come sbatto le palpebre svanisci,
e io rimango fermo e solo
a pensare al modo in cui ti ho persa,
e a non ricordare nemmeno
quanti occhi hai.
M01

Di certo non passi inosservato
tu ora al lato
del mio ora
– ecco lo sapevo –
stasera di non dover uscire
di non dovermi innamorare ora,
ma già ne sento il fiato,
si scrosta dal muro l’intonaco ormai vecchio
e tremo per un fondo di secchio,
per una luna nuova.
M03

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3 thoughts on “Poesia

  1. Giagina,

    E’ stato un grande piacere scoprire per caso il tuo post. Un ringraziamento di cuore, a nome mio e del Movimento tutto.

    Un carissimo saluto,

    M.01 per il MEP

  2. Ciao MO1, in verità avevo scritto sul vostro sito per preannunciarvi che avevo scritto qualcosa ma mi sa che non ho fatto l’addizione 😀 , tipico mio!

    E di che mi ringraziate? Fate una bella cosa ed è giusto che si sappia!

    In bocca al lupo!

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