Tempo per crescere

Cena di compleanno intorno ad un tavolo in campagna, tartare e apple crumble, serenità e buona compagnia di persone che condividono tipologia di lavoro, interessi, amicizie, conoscenze. Come spesso accade sono la più giovane, quella che avrebbe dovuto reagire meglio ai cambiamenti, repentini e irreversibili. Si parla di procedure di lavoro ormai scomparse, si parla di trouke, di pellicole, di corse per i telecinema, di ritocchi manuali. E si parla di pazienza, si parla di esperienza, di inventiva, creatività, e si parla di tempo. Sempre poco ma tempo. Tempo per cercare le cose migliori, le luci migliori, la tipologia di fondo, di oggetto, di persone. In quello che era il mio lavoro si parla di giornate spese a trovare una carota, un pomodoro con la “faccia” giusta il colore giusto, il picciolo giusto. Lo si immaginava sul piano nella sua esatta posizione, e lo si coccolava, perché spesso , unico esemplare, magari doveva durare due giorni per aspettare i tempi dello sviluppo, dei test, dei mezzi diaframma in piu e mezzo in meno. Quante volte abbiamo maledetto quella impossibilità di intervenire extra realtà, quante volte abbiamo maledetto quelle due ore di attesa per vedere se lo scatto era giusto, quante volte abbiamo corso nella notte a Milano per imbucare pellicole , e al mattino stare tutti in sala moviola a srotolare la bobina, il nastro fra i rulli e via, si guarda che abbiamo fatto e speriamo che nessuno abbia sbagliato. Molte volte abbiamo desiderato l’odierna deresponsabilizzazione, il PS che salva tutti, che rimette a posto, pelli, colori, texture, fondi, luci. E cosa ne abbiamo fatto del tempo in più che abbiamo recuperato? Ne abbiamo fatto soldi , ne abbiamo fatto tempo libero? Ne abbiamo fatto …cosa?

Cosa ne abbiamo fatto di quei tecnici? Spesso li abbiamo sostituiti con stagisti smanettoni pagati coi buoni pasto. Dove sono finiti i tecnici artigiani che sapevano tirare fuori sangue dalle rape? E cosa ne abbiamo fatto di quella esperienza? Siamo davvero cresciuti in creatività , non quella di pensare le cose, ma quella di pensare a come realizzarle. Veramente la tecnologia ci ha regalato qualcosa? A noi intendo, alla nostra crescita.

Riflettevo sulla cena e su uno spot di un aperitivo che gira in questi giorni in Italia. Leggo dal comunicato stampa „Se è vero che la durata di un istante dipende dall’intensità con il quale viene vissuto, i nuovi film dilatano in trenta secondi tutte le sfumature tipiche dell’aperitivo. Uno scambio di sguardi, spettacolari imprevisti, e incontri inattesi sono il mix di esperienze che ruotano intorno al nuovo …

Per quanto mi riguarda il creativo non aspettava altro che la possibilità di applicare ad un prodotto, uno qualsiasi che non fosse dannatamente svaccato e potesse pagare, la tecnica di un grande spot che ha vinto lo scorso anno a cannes. Solo che a cannes la tecnica era il prodotto. Qui il prodotto è solo una scusa per provare la tecnica. Qualunque cosa si inventi poi, l’ufficio stampa. E questa non è creatività. Ed è sempre più spesso così. Si abdica il pensiero alle possibilità. Non si cercano possibilità per nuovi pensieri. E questo non è crescere.

2 pensieri su “Tempo per crescere

  1. massimo boccuzzi

    Non che il sistema di prima fosse così deliziosamente nostalgico… però la parola chiave l’hai trovata: si chiama deresponsabilizzazione. Hai notato che oggi sono tutti bravi e nessuno responsabile?
    Un caro abbraccio

    m

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