50

La Chiesa era buia, fresca, vuota. Lo scaccino srotolava ancora la passatoia e tu aspettavi sulla porta con la sigaretta in mano e l’aria spavalda. La giacca troppo larga sulle spalle magre , la sicurezza che non avevi.
Si aspetta sempre una sposa anche se deve solo girare l’angolo per arrivare.  Anche alle sette di mattina, nell’aria di giugno, mentre tante cose ti frullano per la testa. Due battute coi parenti, i pochi che ti guardavano pensando al coraggio che avevi o forse alla incoscienza che avevi.
Lei era bella, con suo vestito corto, il suo cappello con le rose e i guanti bianchi. Sorrideva felice e fiduciosa, ma questa non era una novità, la sua bellezza ti passava sotto gli occhi da quando eravate bambini, aspettandovi sugli usci, lei con le trecce sempre sfatte, tu con il sorriso malandrino e il ciuffo ribelle.
Le sette e per te era forse già tardi, abituato a svegliarti alle 4, da tanto, da sempre.
Un’ora giusta, le sette, per sposarsi, aspettare pure il prete, che vi guardava con aria benevola, la stessa con cui ha guardato tutti noi per decenni. I suoi figli, le sue pecorelle e lui pecorella come noi.
Quella Chiesa, quel vuoto, quella donna, gli occhi che salgono al soffitto nella foto del ricordo, a chiedere aiuto o  la felicità o il sostegno nel dovere. Non lo sapremo mai. Andava fatto e l’hai fatto e in fondo era solo un’anticipare quello che tutti sapevano , che la Robi e il Beppe erano fatti l’uno per l’altra da sempre, per sempre.
La colazione a Fiesole, perché non ci può permettere altro che una dignitosa cioccolata e due brioche per brindare ad una nuova vita che cresce ma che non sarebbe mai iniziata,  una torta prestata per le foto di rito. La macchina prestata per il viaggio di nozze, breve, perché si torna e si deve lavorare e continuare la vita. Insieme. Una felicità in prestito perché la serenità è stata conquista quotidiana. Una famiglia che forse è l’unica cosa che t’è riuscita fare per bene.

Babbo.

50.  Festeggiamoli così babbo, solo con un numero, come eri solito fare ogni anno, un numero su un biglietto e sui fiori.

50. Avreste meritato di festeggiarli insieme. Avreste meritato tanto altro.

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Un pensiero su “50

  1. laura

    …in quella stessa Chiesa ti divertivi a fare entrare i cani.
    Forse quando guardavi il cielo non chiedevi ne aiuto ne felicità ma aspettavi la tua piccola rivincita. Grande Beppe.
    We wish you were here.

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