sia come sia

E venne l’estate a portare il giallo negli occhi, venne con le sue fatiche per respirare, venne raschiando via il muschio invernale con vento caldo e impetuoso che erode le brume nei pensieri. Spogliata di pesantezza , cammino sfacciata fra sconosciuti ignorati.
Vorrei aver avuto dita sottili come millesimi di capello, infiniti fili che, morbidi come ciocche biond, potessero accarezzarti sferzandoti come fischio fra i monti e blandirti come carezze di madre. Dita sottili per penetrassero i tuoi pori e poi giù nell’incavo della vita per raggiungere calme grotte dove carpire le tue sorgenti.
Venne l’estate e lasciò indientro i pensieri di fanciulla, rintanata fra pareti di menta a meditare su libri odorosi di muffa, stretti al seno fra due braccia ossute a costruir significati su parole e futuro. Avrei voluto avere gambe più lunghe per salire sulle vette del tuo essere ed occhi infiniti per far entrare in un solo sguardo rapace le nuvole grigie, costringerle all’angolo e colpirle con pugni decisi, gambe forti da rimanere ferma sullo scoglio alle tempeste, occhi languidi di donna per sedurti di malizia.
Venne l’estate e poi è sfumata lasciando dietro di se due lacrime piccole come gocce di fiato , salate come salmastro pungente, amare come delusioni sbrananti. Le inseguo impaziente giù e più giù a consumare un magone di sasso.
Piccoli ricordi tornano lievi fra mele seccate, un profumo di lavanda e mani rugose.
Venire, sfumare, restare o correre, sia come sia, io non dimentico.

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