Oggi

Dai fammi un favore, non ce la faccio a salire le scale, vai tu a prenderla, ti faccio la delega.
Salgo di corsa le scale, le mattonelle di gres marrone orrende, ultimo pensiero frivolo della mattina, sul pianerottolo un banchino che vende azalee, aiutataci ad aiutare, la ringhiera rossa, la gente in attesa. Di botto altri corridoi, altre sale d’attesa, altri medici si susseguono come frame impazziti  e di colpo  il corridoio appare più lungo, la striscia gialla da seguire infinita, il cartello referti radiologia, la signorina gentile, pratiche firme, scorrono come su un monitor.
Guardo la busta marrone, chiusa.

Ricordo il perchè l’abbiamo fatta. Perché siamo stati qui solo ieri, perché era urgente.
I dubbi che abbiamo tornano prepotenti, ed ho paura.
Lì dentro una risposta che non sono pronta a ricevere. Ma la vita se ne frega di quello che ti aspetti e di quando sei pronta o meno. I passi sono diventati più lunghi eppure sono sempre allo stesso punto, il corridoio di ritorno vuoto, le sedie di ferro nero, le finestre col cielo grigio.

Non posso aprirla , non è mia, è la sua vita, ma è comunque il mio futuro.
Intravedo parole, mi siedo brevemente in punta di sedia,pronta a scattare, rifletto, l’accarezzo, è liscia e rigida. La luce è triste, l’aria fredda.
Crescere , quando si smette di crescere, quando ne hai abbastanza di prove fatte, quanti buchi ci vogliono sulla tesserina? La forza si trova, Gianna, la forza si trova sempre.
E di colpo sono su un letto di fianco al babbo , dai che non è nulla questa volta, dai che stai bene, lui che si gira e mi sorride ironico, io che gli pianto il naso nel collo a respirare il suo odore, lui sa e io non so .
Non si sa mai nulla, ma si sta lì, con l’amore che ti hanno dato e con la forza che trovi che spero che non mi si chieda di avere, adesso.
Non ancora. Non di nuovo. Non così per lui. Per lui.
Alzo gli occhi da quelle parole illeggibili.
Un manifesto della Fonte della parrucca mi informa che la Regione da un contributo di 250 euro per l’acquisto di una parrucca.
Quanto vale la vanità , quanto la speranza?
Non c’è altro che io possa fare, è tardi. Anche se sono solo pochi minuti, mi aspetta, la macchina è in mezzo.
Le scale sono le stesse ma scenderle è meno facile. Mi siedo accanto a lui.
La apro?
Ma certo aprila, non cambia nulla.
No, è vero, non cambia nulla. Scorro in un colpo d’occhio, cerco parole che ho imparato a conoscere, a temere, a odiare. Non le trovo.
E piango senza lacrime. Sono felice. Oggi.

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