in tram

In attesa di tempi migliori inizio e cancello nuove storie. E’ come avere visione passeggere che sbucano nel nulla, deja-vu senza lieto fine. E’ una sensazione strana, non sapere dove vanno i pensieri, non riuscire a dargli forma, lasciare che altre visioni prendano il sopravvento e su tutto lasciare che la vita non mi lasci spazio.
Qualche giorno fa sono andata dal dentista , ero sulla tramvia quando, prima del ponte il trenino si è fermato per venti lunghi secondi. La luce bianca impietosa del treno faceva risaltare le rughe della donna che mi sedeva di fronte, nel suo piumino marrone deprimente, coi capelli un po’ sporchi, come possono essere sporchi i capelli arruffati dal vento umido, accioccati scomposti con un lieve accenno di ricrescita alla base, una donna mesta con lo sguardo fisso e perso dietro pensieri che non comprendevano di sicuro niente di allegro. Affanni, malumori, problemi. La borsa floscia stretta in grembo, i pantaloni neri da poco. Ho voltato la testa verso l’esterno per non indugiare troppo nel fissarla, anche se non si puo’ fare molto altro su un tram un mercoledì di gennaio mentre fuori infuria il maltempo.

Il viale delle Cascine, nel tramonto piatto di quel giorno, era vuoto, la ghiaia grigia, la luce a malapena  filtrava fra le fronde dei lecci sulle panchine vuote, su siepi che prive di foglie sembravano tanti stecchi inutili. Desolantemente invernale, umido al solo vederlo, eppure nel suo complesso così pacifico, vero, vivo al confronto della luce sparata finta dei neon del tram. E poi, d’un tratto, riflessa nel vetro mi sono vista, il mio piumino chiaro finto spiegazzato, i capelli schiacciati sotto il cappello arancione, la sciarpa , le guance solcate dai pori, le rughe e la faccia di quella che sono. E non ero molto diversa dalla signora che mi sedeva di fronte, anch’io persa dietro i miei pensieri sgraditi.
Il tram è ripartito e alla fermata successiva sono scesa, mi sono immersa nella vita nel freddo di un pomeriggio triste. Triste.

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9 pensieri su “in tram

  1. Sympatros

    Il piacere autolesionistico della tristezza, piacere umido uggioso, che gioca senza arrivarci …. al taedium vitae, esorcizzato, accarezzato, lenito dal tikettare delle dita sulla tastiera di un computer. Tristezza, pervesione di anime sensibili.. convertita libido….piacere sopraffino! Allegria, allegria… sì, si potrebbe passare alla perversione opposta e vedere la vie en rose. Allegria, tristezza, malattia bipolare? .. Così è, se vi pare.. Ah Giagì, c’ero pure io su quel tram e ti posso assicurare che quella donna non era poi così disfatta… aveva un non so che di fascinoso.
    Dopo lunga pezza, sono ripassato di qua… Ah, Giagì te saluto…

  2. giagina

    @Mauro non lo sapevo. il 28 porta anche a casa mia! sarà destino?

    @ ehi Sympa, sempre più contorto vedo.

  3. Sympatros

    Ma Giagina bella, rappresentare la psiche non puo’ essere sempre una lineare nostalgica romanticheria, di buoni e melanconici sentimenti, un inno alla tristezza.. come nel tuo post. Ci vogliono i muscoli mentali per rappresentare le contorsioni dell’animo!

  4. Sympatros

    Cmq, a parte l’ironia d’ordinanza, mi tocca dire che i tuoi post non sono malvagi, specie quelli in vena melanconica!

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