piedi

Fu così che si ritrovò sul marciapiede con le scarpe piene di piedi, due occhi annegati nel buio in fondo alla strada, guardando lontano fra le pozze di un’ estate che faticava a  dimettersi, finendo per ingoiare l’ultimo sorso di un sorriso.
Andava veloce il tram e non tutti potevano ridere alle battute del conducente mentre il giorno finiva nella notte di festa, di nozze di laurea o di addio alla bella vita di ragazza che insegue gatti sugli alberi fitti di susine dorate nel caldo luglio.
Poteva essere diverso, potevamo mangiare cocomeri, lucidare scarpe, scalare vette, invece era lì a due passi da altre scarpe piene di piedi, altri occhi pieni di lacrime altro fiato tiepido nel fresco settembre “hai un vestito di seta broccato, un dorato contenitore a due fianchi mirabili” corto quel tanto che basta a sentirti elegante.
Aveva un vestito e due ore di festa di nozze di laurea di addio a due paia di scarpe che spariscono veloci nel buio in fondo alla strada. E fu così che si ritrovò sul marciapiede con le scarpe piene di piedi.
Poi la luce e buongiorno.
Sogno.

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