Pane e companatico

Sanfrediano com’era, sommando i ricordi miei e quelli della mia famiglia agli aneddoti raccontati dai nonni. Il quartiere adesso è un posto trendy, allora era spesso considerato un quartiere volgare e popolare tout-court. Niente di più sbagliato. Le gerarchie c’erano eccome, anche fra gente povera ci si divide in scale sociali, anche fra i sanfredianini c’era chi stava meglio e chi peggio. E molto si vedeva da quale parte del quartiere vivevi.
Direi che il vero centro di tutto era piazza Tasso più te ne allontanavi meglio stavi. Se per ipotesi qualcuno abitava in Borgo San Frediano dopo l’incrocio con piazza del Carmine era già un signore. Via via che si risaliva si raggiungeva un livello minimo, intorno all’incrocio con via del Drago d’Oro per poi risalire verso la Porta, al di là di Piazza del Tiratoio s’era signori con l’eccezione di via san Giovanni e via de’Camaldoli, dei veri e propri bassi.
Perfino le strade potevano essere divise, per dire, io son nata in via del Leone lato Borgo San Frediano, parte più nobile, dopo l’incrocio con via dell’Orto era ancora via del Leone, ma cambiava tutto, dalla mia parte c’erano le suore, dall’altra parte c’era la sezione del PCI.
Dalla mia parte c’era tranquillità , di là si sfociava in piazza Tasso, e a due passi l’Albergo popolare, lo spaccio, aimiei tempi, aveva sostituto le bische dove si giocava a toppa, poi il viale e la collina, Via San Francesco da Paola era già fuori dal quartiere. Di qua, l’Arno, i ponti e il centro di Firenze, quello vero, quello ricco.
C’era però un sistema ben definito per capire a quale gruppo sociale aspiravi ad appartenere, ed era il pizzicagnolo.
Dunque i “fagottini” erano un cibo assai poco usuale, si sa mettere a tavola una famiglia con il solo affettato era impresa ardua e costosa, ma come ci insegna il Conte Mascetti, il “rincarzino” era sempre ben visto, per cena avanzi e fossero anche solo 4 fette di salame o un pezzetto di aringa una capatina dal pizzicagnolo c’era da farla.
A dispetto di quello che accade adesso, dove tutti vendono tutto, il pizzicagnolo vendeva soprattutto il companatico, per il pane, se Dio vòle, c’era il forno.
Si racconta che il fornaio Beppe, aveva chiamato il forno come il suo panino più famoso “il Sollievo” che era una specie di bozzetta che sfornavano nel tardo pomeriggio, quando gli operai tornavano a casa e si chiudevano i laboratori. Costava poco, poi col sollievo fresco si andava dal Chinoni, il friggitore, si compravano una decina di polpettine e si faceva cena. Le polpettine non erano altro che patate lessate , passate e fritte. Pane e patate.
Il fornaio, s’era inoltre inventata una pasta particolare, fra il ferrarese e il panino francese. La ricetta era segreta e il nome degno di D’Annunzio e della sua Rinascente. Dopo il Sollievo, il pane in sanfrediano si chiamava “Marziano”. Buono anche raffermo non diventava mai gommoso pur avendo la crosta bella morbida, una forma vagamente conica e la sfarinatura delicata. Per anni ho pensato che i “marziani” fossero un tipo di pane diffuso in tutto il mondo, e invece era solo di qua del quadrilatero che va da porta a Sanfrediano a piazza del Carmine, da piazza Piattellina a piazza Cestello.
Quattro angoli di un mondo a parte, un mondo che non finisco mai di conoscere e che non voglio venga dimenticato. Il mio quartiere.

Ah dei pizzicagnoli vi racconto un’altra volta…

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