è un duro lavoro ma qualcuno deve pur farlo…

…intendo la padrona di casa, ospite di una cena di fine anno. Ed è così che ci si ritrova un 30 dicembre alle 8,30 in piena Ipercoop , come nella miglior tradizione italiana, dove tutti hanno la ricetta per un attacco calcistico prodigioso e per scegliere l’orario in cui uscire di casa per i grandi eventi calcolando il traffico in vista. Le chiamiamo partenze intelligenti , ma sono affidabili come il Meteo di canale 5 e non si sa come finiscono invariabilmente per farci fare la coda.

Tutto era tranquillo nel parcheggio dell’Ipercoop stamattina, le postazioni piene di carrelli erano invitanti, rassicuranti. Dentro poca gente. Entriamo con insolita calma, prendiamocela comoda. C’è così poca gente che mi sono permessa di iniziare da metà corridoio centrale, il luogo dell’acqua per poi vagare qua e là fra carta igienica e croccantini. Ma mai , mai, perdere di vista che il pericolo è dietro l’angolo. Non so come non so perchè al momento di cercare le lenticchie per la cena di domani sera ho alzato gli occhi dalla mia lista e ho esclamato “Ommioddio”.D’un tratto una regia occulta aveva suonato una sirena silenziosa proclamando ” Al mio via scatenate l’inferno” Loro erano lì.

Gli altri.

Ed assaltavano i banchi delle verdura e della frutta come se da questo dipendesse il prodotto interno lordo del Terzo Mondo. la gara all’acchiappo della nocciolina, la coda per il finocchio dell’anno. Affranta ho cercato invano di vedere dove fossero finite le famose lenticchie e dopo aver ricevuto un paio di carrelli negli stinchi da altrettante vecchiette insolenti, svicolato portapallet carichi di rifornimenti agli scaffali assaltati dalle furie, driblato promoter di alimenti probiotici, sono finalmente approdata alla desiata busta di legumi.

Nel bordello, nella calca, nel trillo dei cellulari di persone sperse che si comunivano liste improbabili di cibarie da un corridoio all’altro si è levata, d’un tratto, chiara e stentorea la voce di un commesso della Coop che stava risistemando in tutta calma, davvero ammirevole, un cumulo di mandarini.

“Ehi meu amigo charlieeee e meu amigo charlie brown charlie brown a e i o u ipsilon…. pepe pepereepe…”

Lui era già avanti, proiettato al futuro per non soccombere al presente. Io ho deciso di soprassedere.

Signori ecco a voi: l’ultimo dell’anno.

della serie : buoni propositi per il 2011 #1

Al mattino mi alzo, all’ora che mi va, giro un po’ per casa in pigiama, metto su il latte, tosto il pane, oppure prendo le fette oppure i biscotti, secondo voglia, oppure mi vesto, esco e faccio colazione fuori, secondo voglia, poi compro il giornale e lo leggo , oppure no, secondo voglia, entro nel mio ufficio e accendo il mac, e faccio una cosa controvoglia e 70 su 100 mi faccio del male.
Sono veramente stupida. Questa cosa deve cambiare.

Ribellioni

Mi sono svegliata, era ancora presto, dalla finestra la luce entrava bianca, fredda, riverbero della neve. Tutta la stanza era invasa da un alone spettrale e triste. Non un suono dalla casa, non un suono dalla strada. Avrebbe potuto essere definita: pace, ma il sentimento che si è mosso dentro di me è stato di inquietudine.

Poi ti ho visto lì, fermo, immobile, muto ai miei piedi, leggermente rivolto verso la finestra incurante di me, e mi hai fatto tenerezza.
Non ho detto nulla, tanto non mi avresti risposto, sono rimasta lì a guardarti da sotto le coperte, a pensare a te, che forse eri triste, a questi anni passati insieme, a quello che ho visto con te ed ho imparato attraverso te.
Scorrono le immagini di vita passata, la tua voce che riempie le mie giornate, colori, canzoni, viaggi in terre prima sconosciute, allegria e mestizia, e poi la vita, spicciola di tutti i giorni, e i grandi temi del mondo. Scavare nelle cose, tu mi hai fatto capire che da ogni voce si puo imparare,  si cresce in ogni tempo e tu hai visto passare dolori e gioie di molte vite.
Forse nessuno ha capito che dietro a quel tuo modo di essere che pare distaccato, poco partecipe, estremamente pragmatico, dietro a quel tuo essere un po quadrato,  alloggiava invece uno spirito veramente libero,  democratico e attento. Tu avevi sempre una parola per tutti e bastava chiedere e tu, nel bene o nel male davi spazio a ciascuno. Avevi grandi potenzialità e noi, che ti siamo stati vicini non abbiamo saputo capirti fino in fondo. O forse non ne abbiamo avuto la possibilità.
Però io credo che un po’ delle cose con cui veniamo a contatto, anche se solo di striscio, anche se solo per un attimo, anche se pare impossibile, lascino traccia dentro di noi,  e ci facciano diventare quello che si è. Forse sei triste per questo, in fondo pensi di essere stato inutile e che quelli più giovani di te possano dare e avere molto di più di quello che hai dato e avuto tu.
E  invece dovresti essere contento della tua vita passata. Hai conosciuto molti e ti hanno dato tanto. Molti che adesso non sono piu con noi ma che hanno arricchito la nostra vita di esperienze e punti di vista liberi, anche grazie a te.
Ora sei lì , muto, sembri senza vita.  Ma io ti ho amato, anche se adesso sei vecchio.

Mi alzo, in questa stanza fredda, in questa aria triste e ti tocco, ma tu non reagisci, ti tocco ancora piu forte, tu emetti un piccolo suono, quasi un lamento, forse ti ho infastidito, forse sai qualcosa che io non so. Resti ancora muto quasi ci pensassi un attimo, e d’un tratto ti illumini e davanti mi trovo la faccia di Berlusconi, finto, truccato, una maschera sorridente e sfacciata “…perchè noi siamo il partito del fare, il partito dell’amore…”….  una scarica d’interferenza attraversa lo schermo, per un attimo tutto s’incasina, e capisco che sei tu che ti ribelli, tu che non vuoi essere ancora usato così, biecamente, Tu che hai tutto il diritto di svalvolare. No. Non posso farti questo, hai diritto di riposare in pace. Schiaccio il bottone e ti accarezzo lo schermo di nuovo grigio. Stai sereno, almeno tu, mio vecchio televisore.

Neve

E’ nevicato. E il giardino s’è messo un eyeliner bianco, come se tutto avesse una cornice di luce.
Ieri sera, il giardino si sentiva un rumore di fondo inconfondibile, un fruscio sommesso e attutito mentre tutto spariva sotto il bianco.

Oggi il sole ha illuminato tutto con bagliori di diamante. E’ stato bellissimo camminare per le strade e sentire sotto i piedi il rumore della neve che si pressa. Quando accadono queste cose poi la gente diventa improvvisamente cordiale, unita nell’eccezionalità del momento.

Uno sprazzo di come potrebbe essere anche quando è tutto normale.

Brutta gente

E’ capitato anche ad una amica. Si è fidata di un’altra persona, ha lavorato per lei,  le ha dato la sua fiducia e poi arrivati al dunque è stata tradita e, penso, che più che il mancato raggiungimento del fine, il vero dolore sia stata la delusione di aver offerto aiuto, sostegno e appoggio fattivo ad una, come definirla? Stronza-qualunque.
Le persone ti usano. Ti usano quando non hanno niente di meglio da fare, ti usano per passare il tempo, ti usano per  parlare, per testare il proprio fascino, ti usano per raggiungere uno scopo che quasi mai è quello dichiarato.
E son persone che usano la parola “amicizia” , la frase “voler bene “ con assoluta semplicità.
La buttano lì senza riempire di contenuti quel nero su bianco.
Sono solo dei poveri esseri che non hanno amici veri, perché non sanno nemmeno cos’è essere amici, non sanno e non sapranno mai cos’è il voler bene perché sono incapaci di darne e incapaci di meritarselo dagli altri.
Le sventure che gli capitano, i dolori, le sconfitte, i mariti o le mogli che tradiscono o da cui vengono traditi, i figli che li snobbano, sono il minimo che gli può capitare. Il trattamento base.
Del resto ne rimangono anche poco scottati, danno sempre colpa a qualcun/qualcos’altro incapaci come sono di applicare valori che non siano meramente utilitaristici a fini personali.
Non è vero che chi piu è più stronzo piu va avanti nella vita,
Che misera vita è quando sei costretto a fingere un’ amore, una amicizia per sentirti qualcuno?
Pagano con la loro arrogante moneta un amicizia mercenaria, fregandosene del male che spargono. Giustificandola con la contingenza.
Alla fine resteranno sole. Brutte persone che non potranno mai creare un buon mondo.

TrainGuest

Ricordate ne avevo scritto qui un po‘ di mesi fa. Su facebook la pagina di Traindogs raccoglie sempre più consensi.
Fabio scava, osserva, riporta l’umanità, i suoi caratteri, piccoli episodi, riflessioni, momenti della nostra/sua vita da pendolare. Una vita che oscilla, per tutti, fra punti A e punti B uniti da rette curve, lineari, spirali e concentriche.
Da qualche mese, il venerdì, Train Dogs diventa Train Guest e ospita , gli scritti dei lettori, un piccolo palcoscenico di stili, pensieri, esperienze. Il format è sempre quello, undici righe meno qualcosa. Io ho partecipato due volte,a distanza di mesi. Ve le propongo: è il mio blocchetto incompiuto. Se siete su facebook, leggetelo e se volete partecipate, forse quel qualcosa che ci manca a colmare le undici righe lo porterete voi.

Vedere – Sentire – Cambiare

Ormai non riesco più a scrivere e leggere correttamente senza gli occhiali. E’ avvenuto tutto molto velocemente e questo dà un timing preciso di decadenza che fastidia un attimo. Non che ci sia niente da fare, il mio aspetto a maestrina casalinga francamente è pure divertente. A parte che perdo sempre gli occhiali, ma mi dicono che è normale. Ne ho già comprate due paia. Uno staziona sul comodino, come se riuscissi a leggere la sera e invece non crollassi sotto il peso della stanchezza arretrata e della Mia che non si capisce come mai trova un suo diritto dormirmi sulla pancia e si incazza pure con sonori maooooooooo se ti provi a spostarla. Ora per esempio non li trovo e per mettere a fuoco lo schermo sto facendo stretching alle mani.. per fortuna ho le braccia lunghe.

Stavo riflettendo su una riflessione, alcuni amici pubblicitari hanno aperto un blog, radio venerdì 17, il tono è del cazzeggio impegnato, la discussione è tematica e rivolta prevalentemente al settore, ma quello che fa riflettere è la forma scelta dagli autori. L’audio. E’ un audio-blog. Il sottotitolo è infatti “la voce che abbiamo perso”. Ed è vero che, oltre la voce di rappresentanza che rivendicano, noi, qua nella rete, abbiamo perso tanti dei nostri suoni, mentre l’udito è un senso che ci appartiene e ci completa. Cerchiamo voce nella voce altrui, postando video, musica, per trasmettere emozioni, sensazioni, stati d’animo, ma non postiamo quasi mai noi stessi. Cercherò di farlo. E’ importante che io mi esprima anche oltre le parole scritte. Comunico quindi che cercherò di rubare l’idea. Quando? Non so, visti i ritmi di ammuffimento direi velocemente, prima di aver bisogno dell’apparecchio acustico…

Buona settimana a tutti.

Come eravamo

 

Direi che non ci siamo mai amati molto, io ed i miei denti. Eppure li ho curati , anzi penso che sia la parte di me che ho curato di più. ‘Sti pezzi d’osso, questi rimasugli di zanne. Grrrrrrrrrrrrr.
Mio marito ogni tanto elabora strane teorie sull’ evoluzione umana, una delle ultime potrebbe essere riassunta in un concetto applicato anche alle macchine utilitarie. Il minimo al minimo. Via gli organi doppi, che ce ne facciamo di due polmoni? Servono a rifornire di ossigeno adeguatamente le cellule? Bene riduciamo le cellule, piu bassi, piu stretti , via culo e tette, via cistifellee, appendici, qualche metro di intestino, stomaco ridotto, così almeno si evita di ingrassare, i reni perché averne due quando è dimostrato che si campa anche con uno? Via via e poi perchè si deve campare tanto? Solo spese sociali, a 60anni, amen-ciaociao-sevedemu, sai quante pensioni risparmiate? tutte risorse a favore dei giovani!.…Lui è convinto, fra mille di anni faremo a meno pure dei denti, saranno optional, fatti in Cina di plastica con attacco a baionetta o a vite per i più pigri, messi una volta te li stringi con una chiave a bussola apposita e restano su anni! La fischer sta già lavorandoci su .
Niente bizze da neonati, niente buchi verso i sei anni…cresceremo con tanti fori al posto dei denti, gengive belle lisce, la mattina ci alzeremo e decideremo che tipo di denti infilarci. Stile cravatta. Oggi mi sento aggressiva, vai di zanne a squalo bianco, oggi sono romantica, ecco il modello leggermente arrotondato che non da fastido quando ti baci. Modelli all’aroma di menta per aliti pesanti e modelli da sera con texture di seta, riflessi madreperlati….scegli il bianco che piu si addice al tono di pelle, e via intercambiabili, te li potrai pure far serigrafare da qualche writer. Tsè.
Tanto a che serve avere i denti se alla soglia dei cinquant’anni iniziano a caderti? Che spreco di energie. Anni di dentifrici allo iodio, filo interdentale, sciacqui antiplacca… ridurre, ridurre al massimo.
Svanirà anche la figura dell’igienista dentale che tanto è gente che già adesso viene usata solo per qualche affidamento temporaneo estemporaneo di ladre minorenni dedite al bunga-bunga.

Io sono avanti coi tempi, faccio la pioniera. Dirò addio ad un altra, e prego notare l’altra, delle mie ex-zanne a breve.
Vien via dalla gengiva che pare unta.
“Facevano così anche a mio padre” ho detto alla dentista e lei ha detto “Ecco allora hai capito da chi hai preso”.
Meno male che faccio collezione di impronte dentali. Quelle in gesso.  Le tengo buone per un futuro museo…

Recap

Dunque poche note giusto per archivio mentis.


Sardegna d’ottobre e il bagno con le meduse. So che in fondo a me alberga una sirena.


L’evento è andato anche quest’anno, direi bene, Ottimi relatori, ottime nuove conoscenze e ottimo catering.
Altro non saprei dire. Ah no, spetta, c’è una cosa….benvenuta zia!

Un momento

Ti e nell’attimo di un respiro la paura dell’esitazione, mi fermo incredula e due onde trasparenti di lacrime restano fra le ciglia incerte se tracimare sulle gote o essere risucchiate da un improvviso spalancarsi di occhi, l’odore è delle prime caldarroste, il rumore di una ruota che schizza una pozza, i piccioni gorgogliano, quanto può durare un attimo infinito di attesa, se scorre la vita a colori solo un nonnulla, ma nella stanchezza del tuo sguardo vedo la resa al Tempo, vedo il rammarico di cose non fatte, non dette, negate, vedo l’orgoglio di chi ha solo da prendere perché ha già dato.  Due mani circondano il mio viso  e due occhi orlati di grigio si chiudono scusandosi.Parole che sono impegni, speranze, progetti resteranno nella mente e capisco che non sentirò mai più dalle tue labbra, amo.

Oggi

Dai fammi un favore, non ce la faccio a salire le scale, vai tu a prenderla, ti faccio la delega.
Salgo di corsa le scale, le mattonelle di gres marrone orrende, ultimo pensiero frivolo della mattina, sul pianerottolo un banchino che vende azalee, aiutataci ad aiutare, la ringhiera rossa, la gente in attesa. Di botto altri corridoi, altre sale d’attesa, altri medici si susseguono come frame impazziti  e di colpo  il corridoio appare più lungo, la striscia gialla da seguire infinita, il cartello referti radiologia, la signorina gentile, pratiche firme, scorrono come su un monitor.
Guardo la busta marrone, chiusa.

Ricordo il perchè l’abbiamo fatta. Perché siamo stati qui solo ieri, perché era urgente.
I dubbi che abbiamo tornano prepotenti, ed ho paura.
Lì dentro una risposta che non sono pronta a ricevere. Ma la vita se ne frega di quello che ti aspetti e di quando sei pronta o meno. I passi sono diventati più lunghi eppure sono sempre allo stesso punto, il corridoio di ritorno vuoto, le sedie di ferro nero, le finestre col cielo grigio.

Non posso aprirla , non è mia, è la sua vita, ma è comunque il mio futuro.
Intravedo parole, mi siedo brevemente in punta di sedia,pronta a scattare, rifletto, l’accarezzo, è liscia e rigida. La luce è triste, l’aria fredda.
Crescere , quando si smette di crescere, quando ne hai abbastanza di prove fatte, quanti buchi ci vogliono sulla tesserina? La forza si trova, Gianna, la forza si trova sempre.
E di colpo sono su un letto di fianco al babbo , dai che non è nulla questa volta, dai che stai bene, lui che si gira e mi sorride ironico, io che gli pianto il naso nel collo a respirare il suo odore, lui sa e io non so .
Non si sa mai nulla, ma si sta lì, con l’amore che ti hanno dato e con la forza che trovi che spero che non mi si chieda di avere, adesso.
Non ancora. Non di nuovo. Non così per lui. Per lui.
Alzo gli occhi da quelle parole illeggibili.
Un manifesto della Fonte della parrucca mi informa che la Regione da un contributo di 250 euro per l’acquisto di una parrucca.
Quanto vale la vanità , quanto la speranza?
Non c’è altro che io possa fare, è tardi. Anche se sono solo pochi minuti, mi aspetta, la macchina è in mezzo.
Le scale sono le stesse ma scenderle è meno facile. Mi siedo accanto a lui.
La apro?
Ma certo aprila, non cambia nulla.
No, è vero, non cambia nulla. Scorro in un colpo d’occhio, cerco parole che ho imparato a conoscere, a temere, a odiare. Non le trovo.
E piango senza lacrime. Sono felice. Oggi.

Teresa

Mi sono alzata stamattina con un nome in testa: Teresa.
Devo ricordarmi di Teresa? devo fare qualcosa con Teresa?
Non conosco nessuna Teresa o meglio la conosco ma sono certa che non è le la Teresa di cui sento il bisogno di occuparmi.
Forse un ricordo di qualche discussione in famiglia? Ma sono certa di no.
Teresa.
Se dico il nome la mente l’associa ad un particolare pezzo di lungarno, appena sopra la pescaia di Santa Rosa. Un terrapieno che , una volta scavalcato  il parapetto ci permetteva di arrivare giu al fiume. Una cosa da bambini.
Ma non conoscevo nessuna Teresa da piccola.
La vedo che mi guarda senza vederne il viso mentre percorro idealmente il Ponte della Vittoria in autobus, e ancora giù vedo il fiume.
Non so spiegarmi questo accostamento fra un nome e spezzoni di vita, angoli di città, perfino colore del cielo. Grigio.Il tempo: l’autunno.
Teresa siede davanti a me ha la testa appoggiata al vetro, guarda giù l’acqua e pensa, ha capelli lunghi ed è magra, so di non conoscerla ma la sento quieta. Ha occhi e bellezza tranquilla di quelle che passano inosservate, regge fra mani ordinarie, un piccolo libro dalla copertina morbida e arancione, un po’ arricciata dal lungo uso. Ha i jeans e una felpa blu sul corpo magro.
Mi appare e scompare.

Continuo a fare le mie cose , durante il giorno e un po’ la dimentico, scrivo, telefono, risolvo qualcosa, poi Teresa torna all’ora di pranzo , non so come ma so che le piace l’uva, mi appare questo particolare mentre schicco un grappolino.Un pensiero improvviso non cercato, a Teresa piace l’uva.
Chissà se ha un ragazzo Teresa, non saprei dire, non lo sento, sento che me lo dovevo chiedere, sento di cercare qualcosa che non posso trovare e allora mi sono arresa a viverla così, da sensazione:

Teresa:  sento lei , viva, la sento sorridente  e vicina. La vedo camminare con le ballerine, una borsa morbida, in piazza Duomo si volta e mi dice qualcosa sull’angolo di via Ricasoli. Io resto a guardarla mentre si avvia verso San Marco.
Non so chi è, so che oggi io e lei siamo state un po’ insieme.
Fra poco esco, ed è stata una giornata strana. Non ho detto nulla e nulla ho sentito di quello che ci siamo dette, ma l’ho sentita amica.
Resto qui a scriverlo prima che mi dimentichi di lei , prima che domani sparisca, prima che Teresa torni ad essere, non so perché, sola.

Incompresa

Se ti vedessi così come io ti vedo , mio dio, ti vedresti per la meraviglia che sei. Bianca, immensa , palpitante vita.
Se ti sentissi così come io ti sento, potresti quasi toccare con mano il calore del tuo sangue che ti scorre nelle vene, vivo, pieno di promesse e misteri, pieno di energia, un fiume intenso e inesausto che vibra come canne d’organo, scrigno prezioso di vitale emozione.
Ti vedo , quasi sorvolandoti, in questa mattina piena di umidità e mi appari ancor più bella, fresca, serena, ti scruto da dietro un angolo e ti aspetto come si aspetta un dono prezioso a Natale.
Se avessi voce altra, che non fosse questo misero pensiero che non posso trasmetterti, vorrei tentare di cantare il tuo profumo, leggero, personale , un richiamo irresistibile che mi stordisce e mi ammalia come un canto di sirena. Una fraganza che sa di donna che mi spinge a cercarti a strusciarmi contro il tuo collo a desiderare di baciarti la pelle lieve e morbida. Vorrei tanto giocare con te , girarti intorno e farti muovere di mille movenze repentine.
Renderti cieca della mia presenza con fulminei attacchi giocosi. Rincorrerti e poi toccarti, lasciarmi blandire e poi sfuggirti. Nessuna caccia è più stimolante del non darsi tutto e subito, agognare, pregustare, sorseggiare a piccole dosi il piacere futuro.
La nostra vita è così breve ed io voglio trarne il meglio e so che con te così sarà. Ti voglio e non saprei come altro dirtelo che sussurrartelo nelle orecchie, vicina e vicina e ancor più.

Questo io vorrei per te e ancora non so spiegarmi perché il tuo unico desiderio sia quello di scacciarmi, di lasciarmi fuori della tua vita, di annientarmi.
Crudele.
E tutto solo, solo perché sono diversa , solo perchè sono una zanzara.
.

la sedia

Quando il Male ti tocca, tocca tutti intorno a te, ogni brivido diventa metastasi. Uccide uno e ne colpisce cento, non ti chiedi più come, ti chiedi solo quando.
E non c’è tempo che curi,.
Ho sognato tuo padre, è così raro che io lo sogni, entrava in una stanza ed era piena di fiori, mi ha abbracciata e baciata ed era un bacio vero, Io non potevo abbracciarlo.Lui rideva e parlava e io non potevo dirgli nulla sentivo le sue braccia ma io non potevo sentire lui.
E poi? E poi mi sono svegliata di soprassalto
Mi sono svegliata e mi duole tutto, tanto, Sono paralizzata.

Siamo tutti paralizzati mamma, ma ti portiamo lo stesso in ospedale, dove per poco, giusto un po’, fino al prossimo sogno,al prossimo pensiero in solitudine, ti sapranno rassicurare. Quello che non posso io, puo’ una radiografia.
Pavimenti grigi e macchinette per l’acqua. L’abitudine all’attesa che, anche reiterata, non si consolida mai e sedimenta pensieri.
Chi ci sarà su questa sedia quando toccherà a me? Nessuno
Non è una ipotesi è una certezza.
Mia sorella forse ed io per lei. Gli affetti che si costruiscono veri e solidi e di amore nel tempo, col sangue, col crescere insieme, con l’essere leali, col rispettarsi.
L’amore che non si sceglie.
Voglio farti io da testimone se ti va bene?
Certo che mi va bene a chi voglio più bene che a te?

Quando cresci così, e ne capisci il valore e non ne senti la fatica, non l’impegno, non capisci il disinteresse gratuito, la superficialità nei rapporti, l’ignorarsi allegro e dimentico.
Non capisci l’abbandono. Non quando è immotivato. Non quando è figlio di bieco menefreghismo egoista. Non quando è ammantato di scuse puerili.
Se vuoi mie notizie il mio cellulare è sempre acceso, chiama.
Anche il mio cellulare è sempre acceso. Anche il mio indirizzo è sempre lo stesso,
Quando hai voluto sapere tu di me? di me che ti sono nonno, di me che ti sono radice?
Non un giorno, non un momento, non un pensiero grato di un affetto incondizionato e gratuito.
Non c’è rimedio, non c’è cura che non passi dal ristabilirsi dei valori, dal riconoscimento dell’altro, dall’etica nei comportamenti.
Di cosa parliamo? Cosa stiamo chiedendo se non siamo capaci di chiedere scusa a chi abbiamo ferito? Quale solidità vogliamo costruire se non ce ne facciamo fondamento?
Siamo uomini e siamo fallibili e fallaci. È vero , ma non è una scusa per tutto.
Inizia tu, no inizia tu.
Chi resterà a sedere sulla sedia?
Auguri a questo mondo malato.

sia come sia

E venne l’estate a portare il giallo negli occhi, venne con le sue fatiche per respirare, venne raschiando via il muschio invernale con vento caldo e impetuoso che erode le brume nei pensieri. Spogliata di pesantezza , cammino sfacciata fra sconosciuti ignorati.
Vorrei aver avuto dita sottili come millesimi di capello, infiniti fili che, morbidi come ciocche biond, potessero accarezzarti sferzandoti come fischio fra i monti e blandirti come carezze di madre. Dita sottili per penetrassero i tuoi pori e poi giù nell’incavo della vita per raggiungere calme grotte dove carpire le tue sorgenti.
Venne l’estate e lasciò indientro i pensieri di fanciulla, rintanata fra pareti di menta a meditare su libri odorosi di muffa, stretti al seno fra due braccia ossute a costruir significati su parole e futuro. Avrei voluto avere gambe più lunghe per salire sulle vette del tuo essere ed occhi infiniti per far entrare in un solo sguardo rapace le nuvole grigie, costringerle all’angolo e colpirle con pugni decisi, gambe forti da rimanere ferma sullo scoglio alle tempeste, occhi languidi di donna per sedurti di malizia.
Venne l’estate e poi è sfumata lasciando dietro di se due lacrime piccole come gocce di fiato , salate come salmastro pungente, amare come delusioni sbrananti. Le inseguo impaziente giù e più giù a consumare un magone di sasso.
Piccoli ricordi tornano lievi fra mele seccate, un profumo di lavanda e mani rugose.
Venire, sfumare, restare o correre, sia come sia, io non dimentico.

da 0 a 10

Ho trovato questa schedina nella sala d’aspetto dal medico.Il cartello recitava “Misura il tuo dolore aiuterai il tuo medico ad individuare la cura più adatta”
Prendo la schedina la guardo, la rigiro ed è uguale anche nel retro, cerco spiegazioni e non ne trovo, solo questa serie di caselle da 0 a 10 e sopra lo 0 scritto “nessun dolore” e sopra il 10 “peggior dolore immaginabile”.
L’immagine nel cartellone indica che con una penna devi barrare il numeretto corrispondente al tuo dolore.
Sono basita.
Entro dal mio medico e chiedo se lei sa spiegarmi l’utilità. Ride. Rido pure io.
E’ come quando entrate su Liquida e leggete un post e poi potete giudicarlo
“Quanto v’è piaciuto ‘sto post” e giu tre stellette? Cinque stellette?
La gente è tanto contenta quando barra le caselle .
C’era anche Brunetta che voleva dotare gli impiegati pubblici di faccine di gradimento.
Bocca versa, sorrisino mesto, sorrisino disteso, sorrisone.
Consiglio a tutti di dotarsi di tale striscetta. Vi fanno incazzare? Crocetta sul livello corrispondente e poi consegnate la striscetta e dite “Ecco guarda quanto m’hai fatto incazzare”
A tavola “ Com’è venuta la pasta? “ Striscetta…
A letto dopo l’amore “Tutto bene? “ Striscetta…
Potrebbe essere…. forse è è la famosa riforma di semplificazione voluta dal nostro Presidente del Consiglio.
E… questo post da 0 a 10?
Mah, appunto, una cazzata da 10. Ce l’avete la striscetta?