Pensieri e parole

L’altro giorno , di buona mattina, stavo pensando al blog e a quel particolare momento , che sicuramente ha preso a tutti quelli che hanno un blog, di blocco mentale. Di impasse di idee. Di che parlo oggi? E ci pensi e non ti viene nulla. Ovviamente anche questa è una idea, il nulla.
Del nulla son pieni i telegiornali.
Alla fine mi sono convinta che fosse solo una congiunzione astrale, un saturno stronzo e malevolo che s’era messo di traverso alle idee, in quanto alla pubblicazione di Train Dog, ho scoperto che pure lì c’era stato il temuto gorgo di vuoto.
Eh no eh, qui bisogna tirare fuori un post a tutti i costi. Quindi stamattina, a letto, col ventilatore che oscillando mi sputava addosso un refolo di frescura, un po’ si e un po’ no, ho ingiunto al cervello di tirare fuori n’idea.
Escludendo i figli che non ho e i gatti che sono già coinvolti in un altro progetto da non svelare anzitempo, non mi restavano che :
Uomini, un classico, chi non ha mai parlato di uomini stronzi, di delusioni, di quella amarezza profonda, incisiva, dolente che ti creano almeno due o tre volte nella vita e se sei sfortunata ci fai pure l’abbonamento? Il tema offre varianti infinite, uomini padri, uomini mariti, uomini amanti, uomini amici. Ecco avrei potuto a buon titolo parlare dell’ultima categoria, avendo incrociato “Il Grande Stronzo che si dice Amico” non più di qualche mese fa. Poi mi sono detta “Ahò ma davvero tu vuoi sprecare righe e pensieri e tempo di chi ti legge con questi banali resoconti che si possono trovare in ogni angolo di blog?” L’uomo è traditore, tradisce fiducia, tradisce la parola, tradisce l’impegno…everywhere everytime ever …e leggere resoconti tristanzuoli, vittimistici e ormai abusatissimi su cotante nullità umane a che serve? Gli uomini stronzi se li meritano le sfigate e io non sono sfigata, quindi fank e avanti.
Politica, ah ecco , politica: diciamo male del PD. Qualunque cosa.

Bersani non sa farsi il bidet. Quindi è incapace di fare il segretario.Per dire. Oppure Il PD ha perso le chiavi dell’ufficio. Vedi che fa Opposizione a se stesso? Franceschini ha male ad un piede. Gliel’avrà pestato Bersani di sicuro, via email! Pippo e Debbie in visita  a Gardaland pare che vogliano il posto di Topolino anche se è stato eletto dalle primarie di Topolinia. Ecco un pretesto qualunque . Certo un post così sarebbe rimbalzato agli onori delle prime pagine, niente di meglio per una che vota PD che parlar male del PD. Figurona… e se proprio proprio vuoi fare il colpaccio devi aggiungere D’Alema. Qualunque cosa, basta la parola. Come Falqui. D‘alema e zac, sei una Vippissima. Anche lì oh che sforzo sarebbe stato? Ormai è variato anche il detto da “E’ come sparare sulla Croce rossa “ a “ Ormai è come sparlare del Partito Democratico” ah si , perché noi di sinistra non si conosce mezze misure.

Il rischio concreto era che mi scambiassero per una che ci capisce di politica e si aspettassero chissà quale ricetta. Al massimo quella della panzanella..co ‘sto caldo…
Ho cercato quindi un argomento politico di nicchia, una cosina da intenditori, qualcosa che facesse dire “ Oh guarda la giagina cos’è andata a pescare” subitaneo un volto s’è appalesato alla mia memoria, in un recesso, in un angolino al buio, stava parcheggiato Rutelli. Beh ragazzi, Rutelli, lo dovete ammettere sarebbe un bel tema: Pole Rutelli competere co l’Omo? Domanda cosmica e da lì pensando al suo CV e pensando ai fatti della settimana con l’addio di Bordin a Radio radicale mi sono data un altro filone : Pannella…penso che potrebbe a fine carriera prestare la sua immagine al Ministero della Salute. “I rischi delle canne” oh da trentanni non solo ha soffocato quella splendida persona della Bonino ma non ha azzeccato un che dico un delfino. C’è da pensarci. Me la vedo così la pagina In alto “I rischi delle canne” faccione di Pannella con codino e sguardo assassino e sotto in tanti francobollini : Rutelli, Taradash, Capezzone (Capezzone!!!!!) l’Innocenti (ah la santa gracchiante)… efficacissima…in poche ore frotte di ragazzini che passano dalla canna alla camomilla.
No comunque non andava come tema.
Non ero io, erano gli altri. Questo è il blog mio, mica quello occupato abusivamente da quattro spennacchiati attori di second’ordine.
E allora mi sono detta che in fondo io voglio scrivere, trovare modi di incatenar parole in solide geometrie, metterle una in relazione all’altra per costruir castelli con fondamenta di pietra. Parole con un significato proprio, lunghe, corte, tonde o aspre, parole misere, semplici o importanti, ricche di consonati, o piene di vocali come un urlo nel vento. Parole che trovino significati nuovi, sorprendenti e sconosciute. Parole mie da chiudere in strutture definite, ermetiche ove non una sillaba possa essere cambiata senza turbar la perfezione. Parole vergini, pronte al sacrificio dell’unione. Questo io voglio fare.
Voglio fare un cruciverba.

Amicizie

Mia mamma ha comprato un pappagallo.

Voglio dire non che sia una cosa così sconvolgente, in tanti si comprano un animaletto, solo che questo è di pelouche, dondola su un trespolo di plastica e ha un cuore tecnologico.

Sospetto che lo producano in Cina e a domanda risponde o meglio fa il pappagallo, cioè ripete quello che tu dici.
Ieri al termine della consueta cena infrasettimanale ce l’ha mostrato , tutta pimpante , lei diceva “ Ora si va a letto eh” e quello “ ora si va a letto eh ora si va a letto”.  La voce distorta , surreale .

Io e mia sorella basite, mia mamma divertita che girava col pappagallo in mano parlandogli quasi fosse un cane.
Ci ha salutato dalla finestra del secondo piano col pappagalo a fianco “Ciao bambine “ e quello “ciao bambine-ciao bambine”
O_O
O bene-bene o male-male.

Ha ragione la Laura “roba da Dario Argento”

Capita

Capita.
Me lo sono detta spesso in questi mesi senza crederci poi molto. Ne sono trascorsi un bel po’, di mesi, ed alla fine è capitato.
Non so come ma il caso ha voluto che passassi di qua, quasi non riconoscevo il bivio, e stranamente ne sono stata contenta. Poi ho visto il leccio, quel tronco particolare ,anche se intorno è tutto un po cambiato. Come me.
Ho deciso di salir per il viottolo, ma non ho voglia di andare su fino alla casa, mi sono seduta sul masso, in ombra, nell’aria comunque polverosa di questo luglio infame.
Mi sono tornati in mente i mandarini e Yahoo e il guardiacaccia.Non c’è niente di tutto questo, solo le cicale che fanno il verso alla vuvuzuelas, lo squarcio del mare blu là in fondo e il masso. Io sudata.
Non c’è altro. E, cosa più importante non ci sei più tu.
Non sei presente, resti sullo sfondo, come i compagni di giochi d’asilo, come i maglioni a cui tenevi ma che hai buttato senza rimpianti, non sai come, non sai quando, semplicemente un inverno non li hai trovati nelle buste insieme agli altri o forse era l’inverno precedente, chissà, che importa.
Ti ho odiato ferocemente, tanto da piangere, tanto da morire. Ti ho inseguito nei pensieri per mesi , ti ho guardato perché non ti avevo mai visto, ho cercato il tuo nome ovunque, ho aspettato segnali di destini che non si incroceranno mai, e poi mi sono accorta che non c’eri più.
Allora è vero, capita di dimenticare e sono contenta.
Mi sono guardata intorno abbastanza, rompo ancora una volta il legnetto che ho in mano, scaccio una ragnetto dai pantaloni, passo una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Le ginestre sono fiorite e la macchina mi aspetta.
Ti ho dimenticato. Dovrò solo perdonarti.
Ciao.

TrainDogs

Se sapessi scrivere come lui, scriverei una recensione come si deve.

Purtroppo lo leggo e basta e da ieri potrei anche guardarlo anche se credo che nessun video riuscirà mai a cogliere quello che lui vede negli sguardi di chi incontra, nessun occhio elettronico avrà la sua sensibilità a captare umori, timori, desideri e delusioni di chi gli viaggia accanto, dal lunedì al venerdì, su uno dei tanti treni che scaricano sui marciapiedi di una stazione, le vite degli altri.

Ha iniziato a parlarci di quelle anime un paio di mesi fa e da allora aspettiamo in tanti, quelle undici righe, meno qualcosa, su facebook, e ne facciamo altro, coi commenti, con video, con pensieri nostri e mescoliamo i nostri fiati ai loro, fino al giorno dopo, alle 9,30 puntuali.

Undici righe meno qualcosa che se fossero mesi sarebbero un anno meno qualcosa.

Un anno, cinquantadue settimane meno qualcosa, e infatti ne ha scritti cinquanta prima di passare al video. Un tutto meno qualcosa, quel qualcosa che sempre manca a tutti  noi, in questa metafora di vita mai compiuta, di chi si cammina accanto senza mai incontrarsi veramente.

Perchè, in fondo, siamo tanti binari.

TrainDogs – taccuino di un pendolare di Fabio Palombo alle 9,30 su Facebook , alle 13,00 su Shootv

Resumè

Sono solo andata dietro l’angolo, ma ho portato il cervello con me e anche una discreta propensione, scusate la modestia, ad usarlo. So di non essere l’unica.

Riassumiamo l’ultima quindicina di giorni?

Brancher: nessuno al mondo ha pensato che avessimo necessità di un ministro in più. Ed abbiamo visto a cosa serviva. Non ci credeva nessuno nessuno nessuno, soprattutto sulla famigerata federalizzazione del paese. Magari avressero trovato un mezzo cristo con un minimo di credibilità e voglia prendersi la rogna che era di Scaloja. Macchè, oggi Calderoli si dice convinto che l’unico in grado di fare ciò sia Berlusconi stesso , cos’è han finito i ricattabili? Si perché quando uno ha qualcosa da nascondere, ha ricevuto qualche favoruccio è più facile che si attenga alle disposizioni. Io alla fine mi sono convinta che è tutta gente con dei tappeti che sono sollevati a dieci cm da terra tanta è la roba che c’han buttato sotto.

Federalismo: In poche parole si vuol fare col paese quello che si è fatto con Alitalia. Una Bad Company, rogne e debiti, da affidare agli enti locali e una specie di tronetto per le parate e le spese da rendicontare a nessuno, con le leggi speciali e ad personam, affidato una specie di monarca che decide il bello e il cattivo tempo da lì ad ogni singolo pertugio di potere di questo paese. Si perché una riforma federale , secondo me, non dovrebbe prescindere da una riforma sostanziale e definitiva della legge elettorale a tutti i livelli perché se non si riesce nemmeno a sceglierseli gli amministratori o i governanti beh allora chiediamo che da cittadini si venga chiamati servi della gleba e fine lì.

Articolo 41 e la necessità di cambiare qualcosa, qualunque cosa della costituzione. Una fissa. Ora si vuole cambiare tre righe di un articolo adducendo che serve per spazzare via lacci e lacciuoli che imbrigliano l’ imprenditorialità. I governi finora non hanno liberalizzato abbastanza. Bene, liberalizziamo? Prova dei fatti? La Moratti vuole rafforzare i vincoli per rilasciare le aperture dei locali che la legge Bersani ha reso troppo facili. Troppi bar, vanno regolamentati. Mi pare proprio in the mood e meno male che sono omopartitici.

Crisi: O tagli o morte. Ma due mesi fa non eravano il paese piu fuori dalla crisi, solido, ben amministrato, con le banche piu sane etc etc? Beh fra qualche giorno ripartono i saldi, vedremo quanti servizi sulle code a comprare…

dati di oggi della prosperosa e ricca Lombardia …”Sportelli per i poveri: gli italiani tornano a superare gli stranieri – Lombardia: nel 2009 su 270 mila persone assistite dalle 1.500 organizzazioni non profit, solo il 44,3% erano immigrati. Nel 2008 era l’opposto…” 2008, non trent’anni fa.

E potrei continuare. E in queste banali riflessioni non c’entra niente la destra o la sinistra ma la realtà dei fatti, cosi come essa si presenta tutte le sante mattine a chi in questo paese lavora e ci vorrebbe pure costruire qualcosa. Sono deduzioni lampanti alle quali non ci sono scuse da opporre.

Chi è il responsabile? Ehi ragazzi, ok, avete fatto una cazzata a votarli, ma non tutto è perduto. Vi dico una cosa che mi disse mio padre quando iniziai le medie, non me lo sono mai dimenticato. Mi disse “Gianna, i professori sono lì per te, se tu fai la tua parte, studi, dai il massimo, e c’è ancora qualcosa che non capisci, non è un problema tuo. Loro devono riparare non tu” Ecco se noi abbiamo dato il massimo e fatto la nostra parte onestamente non è più un problema nostro ma deve diventare un problema loro che la loro parte non l’hanno fatta. Se insistete a sostenerli non rimarrà altro che pensare che siete anche voi che non state facendo la vostra parte.

E a quel punto non sarete vittime, ma complici. Oppure stupidi.

Vedete un po’, cosa preferite.

Cannesventidieci

Archiviato Cannes 2010, un festival che non riesce a morire.

Day Seven- 27 VI ventidieci

Passato in treno. Odio i treni, e non dirò altro sulla questione.

Day Six- 26 VI ventidieci

Pomeriggio (primo) Bisogna che tutto cambi perche’ tutto resti uguale. Si potrebbe riassumere cosi’ questa mattinata di risultati. Ho sentito dire talmente tante volte la parola “fresh” che mi sorprende che non siamo tutti congelati. In fondo invece non c’e’ niente di fresh nell’emozione che ogni hanno vedo sui volti dei ragazzi che vincono il Young Lions , piangono quasi, non sanno ancora, porelli, che in virtu’ di questo si aspetterano tutti molto da loro, qualcuno gli chiedera’ qualcosa di fresh, quasi fossero degli ortolani.

Fresh, Clear, Simple and Strong. Voila’. Ma io vi sto scrivendo gia’ il mio pezzo e non ho bisogno di fare pre-emption.

Bene fra un po si chiude il Palais e ci metteremo tutti di nuovo in coda per vedere chi ha vinto, in questo non ci sara’ niente di fresh visto che staremo sotto il sole della croisette.

A lunedi’ per le conclusioni

Mattino (primo). Inizio a rilassarmi, stamattina il massimo a cui sono riuscita a pensare in maniera coerente e’ stata la differenza fra rouche e volant, giungendo alla conclusione che ambedue hanno un’aria sfarfallante ma la rouche e’ tagliata nel dritto filo e arricciata e il volant e’ tagliato in sbieco e non e’ arricciato. Voila’, pensiero profondo. Ho cambiato strada e non ho incontrato Marge la commessa. Chissa’ che mi sono persa…tutina latex tigrata?

Poi ho fatto il biglietto di ritorno Cannes-Ventimiglia ed ho scoperto che : A – domani mi devo alzare un’ora prima perche’ le ferrovie italiane sul sito danno un orario sbagliato, B- che il biglietto Cannes-Ventimiglia, con materiale rotabile francese costa 10,50 eu e lo stesso biglietto dall’Italia con lo stesso identico treno costa 10,80. Vorrei capi’ perche’.

Bon stamattina sono nel cuore di ogni giornalista: 4 conferenze stampa di fila potrebbero abbattere anche KING KONG.

Day Five- 25 VI ventidieci

Pomeriggio : anzi ora di pranzo (notare che l’ho saltato) – E venne il tempo di Yoko Ono. Il dvd di apertura ci dice che Yoko e’ nata nel 1933, quindi anni 77 o sbaglio? Allora strizzata in una mise da venticinquenne, tette (rifatte?) che sprizzano da uno scollo a V di una magliettina nera, pantalone doppiapelle nero culo strapiatto, occhialone fasciante…datti tregua.
Insomma questa qua doveva essere intervistata da Tim Mellors, CEO di una grande agenzia , e ha inscenato una performance non-sense, prima ha messo un fiocco in capo all’ intervistatore, poi si e’ chiusa dentro un sacco con questo qui (panzone gaudente) borbottando cose non capibili da dentro il sacco, poi ha fatto yoga, camminato scalza per il palco e riposto con delle banalita’ alle domande. Poi avendoci dotati tutti di una minotorcia , ci ha invitato a lanciare un messaggio con dei flashettini di luce I love you. Un flash, due flash, tre flash. ..e poi tah-dah una musica disco invade il palco e tutti su a ballare un remix di give a peace a chance.
Direbbe mi’ sorella, questa ha visto un bel mondo. Tirato fuori due frasi, sposato uno giusto, passato due notti in vetrina e voila’ eccola artista. Lei stessa dice “All artists impress me for deciding to be artists. You need courage to be one” Need courage a volte anche per guardarli.
Se questo e’ arte, Imagine the rest.

Beh diciamo che mi sono fatta due risate, ho fatto dieta e c’ho guadagnato tre portachiavi stile minitorcia.

Mattina: Ecco qua di prima mattina una nota di costume. Sono quattro mattine che faccio la stessa strada per arrivare al Palais intorno alle 8,30 e per quattro mattine ho incrociato al stessa ragazza, vista l’ora mi sono fatta il pensiero che sia una commessa,…il primo giorno vestita di giallo canarino con una blusa nera di satin e grande fiocco sulle scarpe, secondo giorno vestita con palloncino nero e scarpe col tacco rosa fucsia e nastro fucsia al collo, terzo giorno vestito ecru e scarpa leopardata…oggi si e’ superata, vestito stampa animalier con volant intorno alla manichina calata e corta e rouche all’orlo, una via di mezzo fra una ballerina di flamenco e la zia di tarzan, ma quello che era impressionante era il capello che nei giorni scorsi era raccolto con coda bassa e fiocco in tinta oggi invece saliva tipo impalcatura di Marge dei simpson con un delizioso fiocchetto nero in bilico. Cavolo, oggi pomeriggio scandagliero’ i negozi per vedere dov’e’ che sta una commessa cosi’!

Day Four – 24 VI ventidieci- San Giovanni, patrono di Firenze e mio onomastico.

A volte mi chiedo perche’ insisto a venire in questo posto e me lo chiedo specialmente il giovedi’, mentre faccio la solita ora di fila per entrare nel Grand Audi e me lo chiedo quando ascolto chiacchiericci in cinque lingue, odori misti, sono sempre sul punto di desistere, poi anche in virtu’ del posto riservato alla press nelle prime file me lo ricordo. Sono qui anche, e a volte credo soprattutto, per il Saatchi&Saatchi New directors showcase.

Il S&S showcase e’ una selezione di una ventina di nuovi talenti fatta dai creativi della Agenzia , certo, direte voi, molti dei film proposti possono essere ricercati su youtube e in effetti e’ cosi ma il S&S assume un altra valenza, soprattutto perche’ questi talenti possono essere conosciuti da migliaia di addetti ai lavori e come vetrina non e’ poco. Un appuntamento irrinunciabile da vent’anni.

C’e’ una energia diversa in mille e mille a guardare quel grande schermo nel Grand Audi , guardare la creativita’ di questi giovani che esplode , che si manifesta e che non e’ fine a se stessa ma carica di similitudini, citazioni, metafore, speranza e visioni.

Visioni fantastiche, utilizzo del mezzo tecnologico, capacita’ graficae intuizioni , intelligenza, vitalita’, cavolo non trovo altre parole se non che questa inizione di ottimismo per il futuro mi fa sempre un gran bene. Finche’ c’e’ gente cosi’ c’e’ speranza. I think.

Beh vi propongo il film di Patrick Jean “Pixel”, l’abbiamo trovato talmente bello che e’ stato applaudito a scena aperta , fantastico, fantastica la realizzazione, il significato, la visione. Bello Bello. Guardate e meditate.

Nota

S&S tutti gli anni fa un piccolo show di collegamento, abbiamo visto di tutto nel corso degli anni, giocolieri, rapper, street art, zombie…quest’anno pero’, per il ventennale, si sono superati, abbiamo avuto il morto. Nel segno di “nothing is impossible”

Paul Arden, (grande creative dell’agenza e fondatore di questa iniziativa) passato a miglior vita due anni fa, e’ stato riproposto attraverso una controfigura/ologramma sul palco in apertura, su fondo nero, la luce che lo fa sembrare appiccicato e posticcio, come si conviene ad un fantasma, molto realistico, due battute, quella che sembrava un gag, un tributo al grande uomo che e’ stato per la S&S.

Buona visione , inizia lo show. Un’ora e mezza poi, alla fine per i saluti si e’ ripresentato , ci ha ringraziato , ci ha salutato con la manina, il microfono in mano e poi …pluff si e’ disgregato sul palco sotto i nostri occhi mentre il microfono cadeva a terra in una nuovletta di fumo vero… e noi siamo tutti esplosi in un ohhhhhhhhhhhhh.

Diavoli ‘sti creativi non abbassano mai la guardia , manco da morti!

Vi segnalo un paio di altri nomi oltre a Patrick Jean, quelli che a me son piaciuti di piu’

Daishei Shibata e la sua luce http://dekku.nofatclips.com/2010/05/daihei-shibata-the-light-of-life.html

David Freyman http://www.youtube.com/watch?v=Jth2bAYWX8Y

e poi Serene Teh, Who Fu, David Wilson, AB/CD/CD….

Day Three – 23 VI ventidieci

Zuckerberg ha la faccia da ragazzino di quelli che nei film paghi perche’ ti taglino il prato. Cammina inteccherito come un stoccafisso , non ha niente di plastico, sembra che abbia ingoiato un manico di scopa, non e’ nemmeno tanto alto. Un piccolo Bill Gates che tenta di fare lo Steve Jobs mettendosi una t-shirt nera. Ha detto cose banali, da missionario del contatto umano…noi vogliamo solo che la gente possa mettere in share le sue foto, i suoi link, che l’infomazione circoli etcetc. I soldi? beh riesce pure a far arrossire le lentiggini. In verità dopo che la gente si era fatta quasi un’ora di coda per entrare nell’auditorium, alla fine dell’intervista si alza e se ne va avrebbe messo maggior calore a salutare un dentista dopo un’estrazione . Si e’ alzato, non ha detto bai e se n’e’ andato. Mitica la risposta: Non siamo una media company siamo una technology company, infatti lo premiano come Media person dell’anno-faccio notare che il riconoscimento al Media Person ” a tribute to a prominent personality from the worldwide media industry” e’ stato istituito nel 1999 indovinate premiando chi? Ma proprio lui il Berlusconi definito nella lista “media magnate and prime minister” .

Bene, si va a migliorare.

Cannes mi distrugge. Si mangia troppa insalata da queste arti, il mio stomaco non reagisce alla lattuga. Che strazio, ho un piombo inside. datemi una bistecca!

Day Two – 22 VI ventidieci

Dopo 10 ore di sonno e lauta colazione ho iniziato seguendo come Grissom tracce di sangue sul marciapiede da rue Mozart alla fine del Carnot. Erano gocce non schizzi, ho imparato la differenza leggendo la Cornwell. E poi dice che leggere libri non serve a nulla. Il malcapitato s’e’ quasi dissanguato, pero’ non doveva stare tanto male perche’ le gocce si infittivano in corrispondenza dei passaggi pedonali. Beh quanto meno aveva senso civico e non passava col rosso.

Detto cio’ al Palais tutto uguale. Due ore di Public awareness, tre campagne mi hanno colpita:

Una cinese , sul monitor scorrono i numeri come in countdown a rovescio 1, 2, 3, 4 poi si ferma e ripete ossessivamenet il 4, scritta: negli ultimi 5oo anni ci sono state solo 4 grandi invenzioni a quando la 5a . Dal Made in China al Create in China. Non so se prenderla come una minaccia

Non so di dove: Sul video scorrono immagini tipiche da Global Warming, poi la scritta La domanda che tutti ci facciamo e’ come fare un mondo migliore per i nostri figli, la vera domanda e’ come fare figli migliori per questo mondo. Educazione. La Gelmini dorebbe vederlo tre volte al giorno e prima e dopo le poppate.

Ultima Brasiliana Bellissima: Un cartone animato con varie silhouette di personaggi sotto la doccia, mentre voci di bambino invitano persone normali, cantanti, personaggi famosi, chiunque a….fare pipi’ sotto la doccia. Scaricare dopo ogni pipi’ costa al pianeta 15 lt di acqua fate un po i calcoli…se almeno una volta la faceste sotto la doccia la terra ve ne sarebbe grata.
Viva la maleducazione e comunque , dai, chi non ha mai fatto la pipi’ sotto la doccia? Fantastica.

Fatta buona azione, trovata Visa Platinum e restituita al proprietario. 10mila punti paradiso , D/o ricordatelo, ERA PLATINUM, vale doppio.

Day One -21 VI ventidieci.

10,50 ore di treno ti danno un sacco di tempo per pensare. Per lopiu’ a come questo paese sta diventando AV centrico, ringrazio Iddio di essere sulla rotta dell’alta velocita’, perche’ mi sa che in futuro tutto cio’ che scorrera’ fuori da quei binari sara’ destinato all’oblio. Comunque dopo interegionali, espressi intecity e materiale rotabile di dubbia pulizia e indubbia vetustita’ sono approdata al Ter francese che e’ simile ai nostri treni ad alta frequentazione, due piani, divisori in vetro con deliziosi decori.

Cannes e’ sempre la stessa, solo il Champion di rue de Meynard non e’ piu’ champion ma carrefour. Non hanno l’assortimento del mio souvenir preferito: il dentifricio in gel. Quindi si pone il problema di dove trovarlo.

Questione di tempo…one fine day

Un bel giorno , ti accorgerai finalmente di me.
Mi guarderai con occhi diversi e ti chiederai dove sono stata per tutto questo tempo.
Un bel giorno non ti parrò così banale, così lontana dai tuoi standard.
Così inutile.
Anche se ancora non lo sai , tu, un bel giorno, avrai bisogno di me.
Sono stata creata per te e con me, lo so, potrai essere felice come rischieresti di non esserlo più.
Un bel giorno tutto questo accadrà e i miei sacrifici sembreranno cosa passata, il mio restarmene muta, defilata, a guardarti giorno per giorno passarmi davanti ignorandomi come se fossi trasparente, sarà solo un giusto tributo al maturare del nostro bisogno uno dell’altra.

Allora quel mio diventare invisibile di fronte a tante altre più appariscenti, brillanti e gustose, mi sembrerà un intermezzo lontano, un fastidio leggero, uno scroscio estivo che ti lascia un ricordo dolce amaro.
So che dovrò forse dividerti con qualcuna di loro, ma solo io ti sarò indispensabile.


Un bel giorno vorrai avermi a portata di mano e io non aspetto altro che un tuo cenno.
Non aspetto altro che tu alzi una mano verso di me.
Mi troverai qui ad aspettarti e io diventerò parte di te.
Quel giorno, quel benedetto giorno , mi sorriderai e penserai che senza di me non avresti piu sorriso.

Un bel giorno vorrai che non mi separi più da te.

Io, la tua pasta adesiva per dentiere.


orizzonti

Tutto questo parlare di pensioni inizia a far breccia nel mio quotidiano: Ho iniziato  a fare calcoli.Ieri sera, non so come, guardando un film alla tv davanti ad una innocua scena di panorama di grattacieli notturni ho sentito il tempo scorrere asincrono.
Mi sono ritrovata a pensare a quello che succederà in futuro come se avessi vent’anni e non quasi cinquanta.
Pensavo ad avere una casa al mare, in una di queste isole brulle una scalinata che mi porta alla spiaggia, i corrimano trasformati in ruscello con piccoli bacili smaltati, ad accogliere piccole piante acquatiche, un pesce. Ecco pensavo a questo, ad imparare la tecnica per modellare la terracotta, a come disegnarla e smaltarla, vedevo i colori, potevo sentire il vento dal mare e la freschezza dell’acqua che scorre, il tutto mentre sullo schermo si vedeva chicago di notte dall’alto.Pensavo ad un vestito azzurro di tela indiana. A delle albicocche mangiate sulla spiaggia all’ombra di uno scoglio. Non ha molto senso. Niente di quel pensiero ha senso. Soprattutto perché non avrò il tempo di avere niente di tutto ciò.
Tempo fisico.
E allora quand’è che si coordina il tempo coi desideri?
Quando si coordinano le azioni col tempo?
Quando si smette di guardare la porta aspettando che entri chi non conosce nemmeno il tuo indirizzo? Quando si smette di inseguire?
Quando si è pronti fare solo ciò che ci è possibile? Quando ci si deve arrendere?

Inno

Ho letto, con la disattenzione che meritava, la notizia (chiamiamola tale) che ad una inaugurazione di una scuola da qualche parte in alto, non sarebbe stato suonato l’Inno d’Italia ma il Va pensiero. Zaia presente. E la notizia è ovviamente questa, un leghista che appena può non fa risuonare le trombe di Mameli e non fa risorgere i nostri morti, ma cantare gli esuli altrui. La notizia, di per se cretina, è stata opportunamente rinfocolata da un’altra notizia da deficenti spinti. La Russa, Ministro della Difesa, che annuncia un ddl per regolmetare per legge l’utilizzo in manifestazioni ufficiali dall’Inno. Cioè un decreto da uno che dovrebbe occuparsi di carriarmati e divise militari, scoppieranno sommosse se cantiamo qualcosa che non sia L’Italia chiamò? Non se ne dovrebbe occupare casomai un capo dello Stato nella su funzione di superpartes? Ma ormai qui tutti si occupano di tutto pur di avere un quindici minuti di visibilità. Ricordo che lo stesso Ministro si occupò anche di fare il bodyguard ad una conferenza stampa di B, un qualche mese fa. Se gli mettiamo una scopa in q, ci da anche una spazzata al Transatlantico. Poi leggo che ci sono –1,2 % di gettito, cala perfino l’8permille e la disoccupazione sale mi pare all’8,9 con il debito pubblico a livelli record. Ecco appunto. Pare che l’Inno sia stato suonato. E la prima notizia viene dimezzata, ma se anche fosse vera, trovo ASSAI più grave che un Ministro della Repubblica pensi di mettere mano ad un decreto di legge per obbligare qualcun’altro  a suonare l’Inno d’Italia Ci deve difendere peraltro  da pericolsi attentatori alla integrità nazionale della sua stessa coalizione . Tra tutti i problemi che abbiamo bisogna veramente ricorrere alla legge per suonare un inno? Facciamo veramente ridere i polli, ma non quelli allevati a terra, facciamo ridere i polli allevati in batteria, nelle gabbiette strette, quelli col cervello ridotto a elaborare concetti da lattante pappa-nanna-cacca. Non contenti ne fanno una questione di “identità” come se , ed è stato detto e ridetto, l’identità di un popolo ebreo che canta di Sionne, fosse la nostra. Identità. Ora ve lo dico io qual è l’identità di questo Paese. Alla fermata dell’autobus aspetto vicino ad una signora italiana ed una nigeriana, che parlano del loro lavoro. Badanti. Si ferma uno scooter ne scende una peruviana, chiede consigli a Eveline, la nigeriana, su come trovare lavoro, la signora di cui si occupava è stata ricoverata in una casa di cura e quindi “sta senza lavoro, con l’acqua alla gola”. Le due le danno indicazioni su possibilità, uffici, strutture. “Vai lì che c’è quella russa che ha delle richieste, Oppure dalla Mary sai quella che ha spostato Anthony, pare che la cooperativa di Careggi cerchi gente” . Si salutano, i figli come stanno, la mia finisce la scuola, il tuo dove va?. Arriva l’autobus, chiamami, ciao ciao. Il tutto in perfetto italiano, con qualche inflessione ovvio. Come l’avrebbe un calabrese, un piemontese o un toscano. Unite nella lingua. E nel culo da pulire ai nostri genitori. Altro che inno.

Esse

Ha ancora gli occhi profondi di un tempo, solo più stanchi, li strizza un po’ quando si atteggia, preme le labbra e le spinge lievemente in fuori. Anche la mani sono le stesse, le dita grosse, sbertucciate, mani che non stanno mai ferme. Quando si siede divarica leggermente le gambe, appoggia i polsi sulle ginocchia e lascia penzolare all’interno le mani , le dita lievemente aperte.  Come allora. Anche il modo con cui porta la sigaretta alle labbra e poi la tiene fra le dita è lo stesso ed è strano come piccoli movimenti di una persona che non vedi da millenni ti restino dentro , pronti a saltar fuori e a fartelo riconoscere. Porta anche un profumo molto simile a quello di un tempo. Niente nella sua vita è simile ad allora, niente nella mia, ma non saremo mai solo conoscenti, mai solo amici, mai solo qualcosa. Abbiamo ricordi in comune che non se ne andranno e particolari che restano come i cerchi di un grande albero , piccole cose che ci hanno fatto crescere. Lasciarci è stato il primo atto da adulti. Mi piacerebbe sapere di me cosa è rimasto. E’ andata, tranquilla.

…in puro stile fottitorio

L’articolo 41 della Costituzione afferma: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.

Che c’è che non va? Cosa c’è di tanto infernale in questa parole? Dovrebbe forse essere libera la possibilità di fare impresa che non abbia utilità sociale? Liberalizziamo la mafia? Il furto? Il riciclaggio? La vendita di refurtiva?Liberializziamo la truffa, che cavolo qualunque truffatore che dimostra creatività e intraprendenza bisogna aiutarlo in questa sua arte. Ma volete mettere la genialità di un ladro? Sospendiamo la necessità di richiedere una licenza, sospendiamo tutto, sospendiamo lo Stato, sospendiamo le elezioni, votiamo col televoto a pagamento così si fa pure cassa.

Ma sì, facciamo tutti quello che cazzo ci pare. Oh la liberalizzazione perfetta. Massì, cavolo. Aboliamo tutto. Vediamo finalmente che cosa sa fare il popolo del merito e mettiamoci nei panni di quel povero disgraziato che si sacrifica per noi ! Il nostro Xto in croce.

Stabiliamo finalmente la inqlocrazia!

50

La Chiesa era buia, fresca, vuota. Lo scaccino srotolava ancora la passatoia e tu aspettavi sulla porta con la sigaretta in mano e l’aria spavalda. La giacca troppo larga sulle spalle magre , la sicurezza che non avevi.
Si aspetta sempre una sposa anche se deve solo girare l’angolo per arrivare.  Anche alle sette di mattina, nell’aria di giugno, mentre tante cose ti frullano per la testa. Due battute coi parenti, i pochi che ti guardavano pensando al coraggio che avevi o forse alla incoscienza che avevi.
Lei era bella, con suo vestito corto, il suo cappello con le rose e i guanti bianchi. Sorrideva felice e fiduciosa, ma questa non era una novità, la sua bellezza ti passava sotto gli occhi da quando eravate bambini, aspettandovi sugli usci, lei con le trecce sempre sfatte, tu con il sorriso malandrino e il ciuffo ribelle.
Le sette e per te era forse già tardi, abituato a svegliarti alle 4, da tanto, da sempre.
Un’ora giusta, le sette, per sposarsi, aspettare pure il prete, che vi guardava con aria benevola, la stessa con cui ha guardato tutti noi per decenni. I suoi figli, le sue pecorelle e lui pecorella come noi.
Quella Chiesa, quel vuoto, quella donna, gli occhi che salgono al soffitto nella foto del ricordo, a chiedere aiuto o  la felicità o il sostegno nel dovere. Non lo sapremo mai. Andava fatto e l’hai fatto e in fondo era solo un’anticipare quello che tutti sapevano , che la Robi e il Beppe erano fatti l’uno per l’altra da sempre, per sempre.
La colazione a Fiesole, perché non ci può permettere altro che una dignitosa cioccolata e due brioche per brindare ad una nuova vita che cresce ma che non sarebbe mai iniziata,  una torta prestata per le foto di rito. La macchina prestata per il viaggio di nozze, breve, perché si torna e si deve lavorare e continuare la vita. Insieme. Una felicità in prestito perché la serenità è stata conquista quotidiana. Una famiglia che forse è l’unica cosa che t’è riuscita fare per bene.

Babbo.

50.  Festeggiamoli così babbo, solo con un numero, come eri solito fare ogni anno, un numero su un biglietto e sui fiori.

50. Avreste meritato di festeggiarli insieme. Avreste meritato tanto altro.

Notizie dall’interno

Non vorrei apparirti noiosa ma questa tua abitudine a esplodere nei momenti meno opportuni sta cominciando darmi sulle scatole.
Non vorrei nemmeno apparirti noiosamente arrogante ma di certo ho visto di meglio nella mia vita e fra me e te è chiaro come il sole a mezzogiorno chi sia la migliore.
So di apparirti noiosa ma non finirò mai di ripeterti di stare più accorta nello scegliere le comitive, le mele al mercato e le taglie delle camicie.
Non potrai dire che sono noiosa se ti dico che il più delle volte è colpa tua, Non lo dico spesso ma, a costo di apparirti noiosa mi sforzerò di dirtelo più sovente: sei una babbea senza pace.
Tanto per restare sui temi noiosi hai letto oggi? Hai visto com’è finita? Hai capito? Brava, lo so è una noia analizzare tutto ma poi alla fine le cose appaiono più chiare.
Te lo ripeterò fino alla noia che è meglio sempre contare fino a dieci. Poi parlare. Contare fino a dieci e poi scrivere.
Si viene a noia, lo so, ma meglio così.
Se non ti darò noia cercherò di fare capolino più spesso magari riesco a mettere in quella zucca vuota un po’ di ordine.
Concentrazione, concentrazione e concentrazione. Stare sul pezzo. Fino alla noia.

Che noia le coscienze.

Specchio specchio

Ieri sera Gianni Letta è andato a letto presto. Questa è l’unica certezza. La badante di Stato ieri aveva le sue cose ed è andata a letto presto con un moment e la borsa dell’acqua calda.
Ma un applauso a ‘sto povero Santo in vita non glielo vogliamo fare? Clap clap clap.
Quando manca si vede, viene spedito a parare buchi, ricomporre fratture, tessere tele, stringere mani e accordi.
Mi ricorda un po le perpetue. Se volevi qualcosa dal prete dovevi rivolgerti alla perpetua.
Evvabbeh ieri mancava e zacchete, quel monellaccio ha fatto il Pierino.
Maleducato vabbeh, è normale. Smemorato , idem. Travisato obviously.
Lui non ha attaccato è caduta la linea o in alternativa è stato il centralino della rai che è ancora quello di Boncompagni e i fagioli della Carrà e quindi ogni tanto perde i colpi.
Zacchete.
Bene.
Punto primo. Non aveva torto. Chiunque amerebbe pagare il 33% di tasse, non ce lo deve mica venire a dire Berlusconi.
Punto due. E’ il primo contribuente d’Italia. A chi la fa critica? A me che fatturo 30mila euro l’anno lordi? Mediaset ha fatto un utile percentualmente a doppia cifra anche quest’anno. Se paga le tasse è perché guadagna.Non producendo nulla, fra l’altro, tutti soldi riscaricati sui prodotti.
Comunque.  Forse altri suoi pari non dichiarano tutto? Lo vada a dire in Confindustria non ad un platea di dipendenti e tassati alla fonte. Beeeeeeeeeng errore, Letta non l’avrebbe permesso.Letta era  a letto con la pezzetta sulla fronte.
Ma si sa i sostenitori dell’egoismo positivo e del confitto di interesse , prego si accomodi, ci mancherebbe. Son contenti così. Basta che per loro faccia un qualcosina…un incentivino sulle lavatrici.
La Toscana, regione messa bene coi conti ed assai brava in amministrare soldi ( a detta di Tremonti eh) avrà quest’anno quasi mezzomiliardo in meno di trasferimenti. Capiamoci soldi nostri, non elargiti da mediaset spa. Soldi nostri, di noi medesimi. Irpef e tasse varie, riscosse dallo Stato centrale e poi rigirate alle Regioni. Non elemosine.
Per una nazione che era fuori dal tunnel, che noi siamo bravi e la crisi non c’è. Fischia che calcoli.
E’ L’Europa che ce lo chiede? Cazzate. Le regole europee non le ha fatte un signor Europeo che sta su una seggiolona a europeolandia e ogni tanto decide come e cosa fare. L’hanno deciso i ministri delle finanze degli stati membri. Hanno sbagliato calcoli? Hanno sbagliato previsioni? Parrebbe. Oppure le manovre che hanno preceduto questa erano inefficaci, malgestite, elettorali, fantasiose  in poche parole: fatte male. L’evasione è un problema sempre, devi fare tutto sempre per scoraggiarla. Non perché te lo chiede l’Europa e sei ai carielli.
Allora perché il nostro, anzi loro deputato al Governo ha chiamato ieri?
Il sondaggio uhuh.
Eh, dopo che Zaccariello Zangrillo insomma quel megachirurgo che gli ha ricucito il labbro dopo la duomata, ci ha detto che l’operazione alla prostata è stata devastante, esageratamente invasiva e che ha leso le parti nervose , ahimè abbiamo capito che i problemi lì ci sono. Quindi? Non ci resta che il sondaggio a placare l’ego. Il cazzo non basta più ci sono rimasti i numeri.
E questa è la cosa più avvilente. Che un uomo abbia bisogno di giocare a Biancaneve per sentirsi bene.
Sondaggio sondaggio delle mie brame chi è il più acclamato del reame?
Silviuccio…

essuù Letta faccia uno sforzino , non lo lasci solo troppo a lungo sennò uno di questi giorni ce lo vedremo uscire di casa con l’ermellino e la sedia gestatoria a gettare mele qua e là.

Quanto a Israele, mi  piace tutta questa attività di valutazione fatta sulle notizie di stampa e sui video, quando c’è una istruttoria in corso, peraltro fatta da una delle parti in causa, che a me pare piuttosto strano, comunque, tutto questo mentre si discute di fare una legge che eviti di fare processi mediatici.
Saranno i giudici a stabilire chi come e quando. Già. Uhm.

Tempo per crescere

Cena di compleanno intorno ad un tavolo in campagna, tartare e apple crumble, serenità e buona compagnia di persone che condividono tipologia di lavoro, interessi, amicizie, conoscenze. Come spesso accade sono la più giovane, quella che avrebbe dovuto reagire meglio ai cambiamenti, repentini e irreversibili. Si parla di procedure di lavoro ormai scomparse, si parla di trouke, di pellicole, di corse per i telecinema, di ritocchi manuali. E si parla di pazienza, si parla di esperienza, di inventiva, creatività, e si parla di tempo. Sempre poco ma tempo. Tempo per cercare le cose migliori, le luci migliori, la tipologia di fondo, di oggetto, di persone. In quello che era il mio lavoro si parla di giornate spese a trovare una carota, un pomodoro con la “faccia” giusta il colore giusto, il picciolo giusto. Lo si immaginava sul piano nella sua esatta posizione, e lo si coccolava, perché spesso , unico esemplare, magari doveva durare due giorni per aspettare i tempi dello sviluppo, dei test, dei mezzi diaframma in piu e mezzo in meno. Quante volte abbiamo maledetto quella impossibilità di intervenire extra realtà, quante volte abbiamo maledetto quelle due ore di attesa per vedere se lo scatto era giusto, quante volte abbiamo corso nella notte a Milano per imbucare pellicole , e al mattino stare tutti in sala moviola a srotolare la bobina, il nastro fra i rulli e via, si guarda che abbiamo fatto e speriamo che nessuno abbia sbagliato. Molte volte abbiamo desiderato l’odierna deresponsabilizzazione, il PS che salva tutti, che rimette a posto, pelli, colori, texture, fondi, luci. E cosa ne abbiamo fatto del tempo in più che abbiamo recuperato? Ne abbiamo fatto soldi , ne abbiamo fatto tempo libero? Ne abbiamo fatto …cosa?

Cosa ne abbiamo fatto di quei tecnici? Spesso li abbiamo sostituiti con stagisti smanettoni pagati coi buoni pasto. Dove sono finiti i tecnici artigiani che sapevano tirare fuori sangue dalle rape? E cosa ne abbiamo fatto di quella esperienza? Siamo davvero cresciuti in creatività , non quella di pensare le cose, ma quella di pensare a come realizzarle. Veramente la tecnologia ci ha regalato qualcosa? A noi intendo, alla nostra crescita.

Riflettevo sulla cena e su uno spot di un aperitivo che gira in questi giorni in Italia. Leggo dal comunicato stampa „Se è vero che la durata di un istante dipende dall’intensità con il quale viene vissuto, i nuovi film dilatano in trenta secondi tutte le sfumature tipiche dell’aperitivo. Uno scambio di sguardi, spettacolari imprevisti, e incontri inattesi sono il mix di esperienze che ruotano intorno al nuovo …

Per quanto mi riguarda il creativo non aspettava altro che la possibilità di applicare ad un prodotto, uno qualsiasi che non fosse dannatamente svaccato e potesse pagare, la tecnica di un grande spot che ha vinto lo scorso anno a cannes. Solo che a cannes la tecnica era il prodotto. Qui il prodotto è solo una scusa per provare la tecnica. Qualunque cosa si inventi poi, l’ufficio stampa. E questa non è creatività. Ed è sempre più spesso così. Si abdica il pensiero alle possibilità. Non si cercano possibilità per nuovi pensieri. E questo non è crescere.

Poesia

Come potreste capire il mio dolore
voi che non avete mai ferito?
Come sapreste giudicare la mia colpa
voi che non avete mai peccato?

Lasciatemi stare

Lasciatemi stare
M.01

Ieri mentre andavo ad una inaugurazione di una Mostra, a due passi da Ponte Vecchio, scendendo dall’auto i miei occhi hanno incrociato queste parole di fianco ad una vetrina di un piccolo supermercato, stampate in carattere georgia su un semplice A4 incollato al muro. Tre o quattro di fila.


Non scrivo poesie, ammiro chi riesce a incatenare parole e concetti in un ritmo armonico, in una musica da leggere. Chi riesce a far rabbrividire la gola. Resto sempre imbarazzata quando mi chiedono “ti piace ?” convinta che non vi siano regole fisse per determinare la bellezza di uno scritto, per fissare con parametri cosa fa di una semplice frase “come sapreste giudicare la mia colpa, voi che non avete mai peccato?” un grido rassegnato , cosa sarebbe quella frase se non fosse seguita da un altrettanto semplice , “lasciatemi stare, lasciatemi stare”.
La forza di quelle parole era dirompente ha bucato il mio interesse, più di un qualsiasi altro manifesto. Un atto di guerrilla poetica, appiccicare, con tutto il pericolo del caso, di notte sui muri, poesie. L’ho trovato geniale e terrificante allo stesso tempo. Una ricerca di spazi come se non ci fosse altro modo che la sfacciata imposizione. Del resto chi mai va a comprare un libro di poesia? Ecco, pare che questi ragazzi ci dicano, la mia poesia è qui e sei costretto a leggerla te la sbatto sotto gli occhi.


Sono contenta che nascano progetti come questi sono speranzosa per chi l’ha scritta, M01, e per il progetto che porta avanti insieme ad altri sul quale mi sono informata al mio rientro a casa, riportando fra le righe della razionalità, la sorpresa del momento.
Si chiama MEP – Movimento per l’Emancipazione della Poesia , ed è un progetto nato a Firenze, e chissà perché non me ne stupisco, questa primavera. Una quindicina di autori che vogliono restare anonimi e si firmano solo una sigla. Non ha importanza quanta sia la qualità, io non saprei giudicare. Come si giudica un’emozione privata? Sono ragazzi che hanno riportato al centro un interesse che pareva sperso e io li ammiro per la creatività.
Vi riporto il “manifesto” del Mep perché di sicuro non saprei dire con parole altre quello che questi ragazzi poco piu che ventenni vogliono fare. Amo loro e vorrei assomigliargli, ma non ho parole. Altro che: bravi.


Manifesto del MEP
Ad oggi la poesia non possiede, nella volgare società contemporanea, il ruolo che dovrebbe, per ragioni culturali e storiche, spettarle. E non perché essa non sia ancora portatrice della capacità di comunicare e suscitare emozioni, sentimenti e fantasie, quanto perché, sebbene si continui a scriverla, non si continua a leggerla, preferendo basso e vuoto intrattenimento a più nobili e faticosi esercizi d’animo e di pensiero. Il M.E.P. non intende ridefinire il concetto o circoscrivere la poesia ad un determinato “ismo”. Non vuole vincolarsi a un’omogeneità stilistica o tematica, poiché nasce come un movimento di emancipazione della poesia intesa nelle sue diverse forme. Il M.E.P. si propone di restituire alla poesia il ruolo egemone che le compete sulle altre arti e al contempo di non lasciarla a esclusivo appannaggio di una ristretta élite, ma di riportarla alle persone, per le strade e nelle piazze. Gli atti coi quali intendiamo fare ciò sono molteplici, e non disdegnamo la prepotenza di alcuni di essi, poiché contrariamente a una lenta e pacifica opera di sensibilizzazione, azioni di forte impatto sono in grado di sortire immediatamente il proprio effetto. Cerchiamo, laddove possibile, di far perno su quella proprietà intrinseca della parola scritta per la quale risulta impossibile per chiunque getti su di essa lo sguardo non leggerla, in quanto la parola si fa leggere e decodificare nel momento stesso in cui viene vista. Il Movimento per l’Emancipazione della Poesia


Non me ne vogliano:

Appena ti scorgo che mi osservi
non ti muovi,
idea.
Rimani impietrita,
paralizzata dal mio sguardo di serpente.
Ma come sbatto le palpebre svanisci,
e io rimango fermo e solo
a pensare al modo in cui ti ho persa,
e a non ricordare nemmeno
quanti occhi hai.
M01

Di certo non passi inosservato
tu ora al lato
del mio ora
– ecco lo sapevo –
stasera di non dover uscire
di non dovermi innamorare ora,
ma già ne sento il fiato,
si scrosta dal muro l’intonaco ormai vecchio
e tremo per un fondo di secchio,
per una luna nuova.
M03

la fetecchia

L’amore vince sempre sull’invia e sull’odio.

Siamo fuori dalla crisi prima e meglio di altri

Non sono malato, anzi sono superman.

Non ho scelto io di fare politica, mi è stata imposta dalla storia.

Il cliente, il pubblico, è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente.

Santoro, si ricordi che lei è un dipendente del servizio pubblico, si contenga!

e ovviamente

Questa cosa non l’ho detta

Omega3

Molti mi dicono che non faccio abbastanza per me. Come no, faccio tantissimo, ogni  mattina bevo il latte con Omega3 quello che, dice, fa bene al cuore.

Forse gli effetti si vedranno a lungo termine. A al termine, chissà.


Per ora , da venerdì a venerdì, è sempre il solito schifo, sempre le solite corse, sempre le solite cose.
Facce, storie, pensieri, facce, storie, pensieri, facce, storie, pensieri.
E Omega3
E fette biscottate
E vita parallela su binari divergenti.
Facce, storie, pensieri
E lettere da aprire, e conti da chiudere e conti da aprire.
Facce , storie,  pensieri
Storie che ti piacerebbe poter portare avanti, da venerdì a venerdì, con leggerezza e invece ti piombano sul cuore come frane e l’Omega3 non basta per quanto tu ci abbia fatto il bagno.
Pensieri che frullano e girano, da venerdì a venerdì, quando qualcuno, per passare meglio il week-end decide di sollevarsi la coscienza e i pensieri, i suoi, e scarica ansie e dolori e patemi su di te e sul tuo cuore  e l’Omega3 non basta per quanto la tua tazza non te la sia fatta mai mancare al mattino.
Facce da mantenere belle tese, sorridenti a tratti distese,da venerdì a venerdì, che bel carattere che hai, niente ti tocca, avanti col sorriso. Merito dell’Omega3 di sicuro, ci giurerei, con tutto quell’olio di pesce qualche squama sul cuore ci nasce, ma non ti fa mai sembrare una sirena.
Facce storie pensieri, da venerdì a venerdì.
Da domani proveremo col calcio.